domenica 22 marzo 2020

Madonna col cappotto di pelliccia

Madonna col cappotto di pelliccia, Sabahattin Ali
A volte nel cuore di un uomo possono celarsi tesori sepolti dal tempo e insospettabili segreti, se soltanto si ha il coraggio di avvicinarsi e ascoltare.
Lo sa bene il giovane impiegato neoassunto, acuto osservatore del suo impassibile collega di lavoro, vicino di scrivania e poco a poco buon amico.
Raif Effendi è un modesto e umile traduttore dal tedesco, vive ad Ankara negli anni Trenta, un uomo taciturno, riservato, introverso, gentile e paziente con i suoi colleghi e familiari, che non perdono occasione per maltrattarlo e deriderlo.
Un uomo di salute cagionevole, che ama la solitudine, il colloquio silenzioso con la propria anima, un uomo i cui pensieri vagano lontano nella notte, notte fredda e buia, di vento e neve.
Un uomo che a un certo punto, a seguito di un incontro del tutto casuale, decide di confidare i propri pensieri e tormenti interiori che non gli danno tregua a un foglio di carta, un semplice taccuino nero che custodisce gelosamente nel cassetto della scrivania e che ogni tanto rilegge assorto, estraniato dal mondo, dimentico di tutto, in perfetta beatitudine.
Quest'uomo mediocre e insulso, ignorato da tutti, modesto e dimesso, un uomo che non sembra provare più alcun interesse per la vita, una vita insignificante che non gli appartiene e in cui non si riconosce, una gabbia insopportabile e opprimente, in un tempo lontano ha vissuto un'intensa e appassionante storia d'amore, durata pochi mesi, mesi di vita autentica, contro gli anni vuoti e inutili che sarebbero seguiti.
Dieci anni prima viene mandato dal padre a Berlino per apprendere i segreti della produzione del sapone, vaga per la città, perso nei suoi amati libri e nei musei, nel suo smisurato universo interiore.
È un sognatore, timido, chiuso in se stesso, un giorno si imbatte in un dipinto che cattura da subito la sua attenzione, dipinto che stravolgerà la sua vita.
L'autoritratto di una splendida donna dagli occhi neri e dai capelli scuri, un viso pallido dall'espressione forte e altera, innocente e determinata, malinconica e disincantata, avvolta in un cappotto di pelliccia.
Raif rimane stregato da quel dipinto, che gli ricorda la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto, ogni giorno torna alla mostra e si perde nella contemplazione del quadro, finché in una sera fredda e ventosa incontra per strada una donna identica a quella raffigurata nel dipinto, Maria Puder la pittrice.
Bella, selvaggia, indipendente, libera, la donna della sua vita.
Tra i due nasce un'affettuosa amicizia, una comunione di idee e pensieri e una forte attrazione, che potrebbe essere l'inizio o la fine di tutto per la capricciosa Maria.
Un romanzo avvincente e appassionante che con uno stile essenziale, diretto e piano racconta l'amore tra due anime affini, tormento ed estasi, desiderio e inquietudine ma anche la forza dell'arte, la bellezza della natura, i misteri celati nel cuore di un uomo, una vita vissuta per pochi fugaci istanti e poi un lento sopravvivere tra tedio e oblio, stanca rassegnazione e malinconico rimpianto.
Il romanzo fu pubblicato nel 1943, lo scrittore, uno dei massimi esponenti della letteratura turca, fu ucciso nel 1948 al confine con la Bulgaria, mentre cercava di raggiungere l'Europa, pagando con la vita la sua ideologia politica in opposizione al regime turco.
***
"Tenga bene a mente una cosa: il giorno che lei vorrà qualcosa da me, sarà tutto finito. Niente, capito? Niente..."
Sembrava quasi che avesse litigato con un nemico indefinito, mentre la sua voce si faceva più rabbiosa: "Sa perché la odio? Lei e tutti gli uomini del mondo? Perché pretendete troppo, quasi fosse un diritto naturale... Non fraintenda le mie parole, queste richieste non devono essere espresse necessariamente a voce... È il modo in cui voi uomini ci guardate, ci sorridete. Il modo come alzate le mani. In poche parole è il modo in cui ci trattate che... Bisogna essere ciechi per non vedere quanta stupida fiducia riponete in voi stessi. E per scoprire la portata di questo orgoglio arrogante basta vedere la reazione di voi uomini, quando noi donne non soddisfiamo una vostra richiesta. Voi uomini siete dei cacciatori e noi le vostre misere prede.
Non riuscite a rinunciare a questo cliché. E il nostro compito? Noi dobbiamo piegarci alla vostra volontà, obbedire e darvi ciò che desiderate... Ma noi non possiamo pretendere, non possiamo agire di nostra iniziativa... È rivoltante questo arrogante orgoglio maschile. Capisce quello che sto dicendo? E' per questo che noi due potremmo diventare buoni amici. Perché non c'è traccia in lei di questo assurdo orgoglio maschile... Ma non so... Anche quando ha un agnello tra i denti un lupo può nascondere la selvaggina dietro il sorriso..."
"Per me l'amore è altro!", disse. " È qualcosa che trascende ogni logica, un sentimento indescrivibile, dalla natura imperscrutabile. Una cosa è amare qualcuno, provare attrazione, un'altra essere consumato, anima e corpo, dal desiderio. L'amore è questo desiderio... Una brama irresistibile!"
"Lasciati andare, spogliamoci di noi stessi, solo per questa notte. Fai finta che non siamo più noi! Siamo solo due dei tanti ospiti che affollano questa sala. Guardati intorno: pensi che queste persone siano veramente come sembrano? Lascia che ti dica quello che non voglio: essere diversa dagli altri con la pretesa di essere l'unica con un cervello e dei buoni sentimenti. Ho voglia di bere e divertirmi!"



giovedì 27 febbraio 2020

Il cuore vero

Il cuore vero, Sylvia Townsend Warner
Una rivisitazione in chiave moderna della celebre storia di Amore e Psiche di Apuleio, sullo sfondo la Londra dell'età vittoriana e i suoi dintorni rurali, cieli stellati e immensi, campi coltivati, boschi e paludi, una natura che riflette il lento susseguirsi delle stagioni e parla al cuore dei protagonisti.
Un romanzo dalla scrittura poetica, lirica, evocativa, onirica, con punte di squisita ironia e splendide descrizioni di paesaggi naturali.
Sukey Bond, capelli e occhi scuri come una cornacchia, è soltanto una povera orfana mandata a servizio in una fattoria dell'Essex, immersa nelle paludi e nella nebbia, un terreno sottratto al mare, un'isola, un paesaggio onirico e fiabesco, irreale e magico, come quello dei sogni.
Qui la ragazza si innamorerà follemente di un ragazzo gentile e tenero, bello come un dio, capelli color del miele, lineamenti delicati, fragile ed etereo, dallo sguardo candido e ingenuo, considerato da tutti un idiota, ripudiato dalla sua stessa famiglia.
Eppure Eric ha una spiccata sensibilità, ama la natura, le creature indifese e fragili e la sua Sukey, questa ragazza dal cuore semplice e innocente.
Un amore puro fatto di silenzi, sorrisi, sguardi, baci lievi, tenerezza e candore.
A causa di uno spiacevole incidente i due giovani che appartengono a mondi opposti, lui è un gentiluomo, lei un'umile serva, saranno separati, e Sukey dovrà lottare con tutte le sue forze per ritrovare e salvare il suo amore.
Una ragazza forte, coraggiosa e determinata pronta a superare le prove più difficili per il suo Eric.
Sola e vagabonda per i campi, persa nella notte gelida riuscirà a cavarsela attraverso incontri fortuiti e provvidenziali.
Un fienile caldo in cui dormire, un inaspettato e prezioso regalo, una tazza di tè bollente.
Il vagabondo incontrato nella notte, la venditrice di mele, l'irriverente Mrs Oxey e perfino la regina d'Inghilterra l'aiuteranno a coronare il suo sogno d'amore.
Un'eroina indomita e coraggiosa, indipendente e libera che sa quello che vuole dalla vita, pronta a lottare contro il mondo intero per il suo amore.
Un libro che ha il sapore di una fiaba, di quelle che ascoltavamo rapite da bambine prima di dormire, che a suo modo ci parla di amore, amicizia, sfide, ostacoli da superare, della natura immensa, di rovi spinosi e fiori inebrianti, della vita stessa, della forza più potente che ci sia al mondo, capace di superare barriere, pregiudizi, ostacoli, egoismi e miserie umane, l'amore puro e profondo che arriva dritto al cuore, il cuore vero.

***
"Perché mai avrebbe dovuto pentirsi di essere uscita da sola con lui nella palude? La palude era tanto crudele e malvagia da poter rendere crudele e malvagio anche lui? La palude, che aveva perduto il mare, odiava a tal punto gli innamorati da poter rovinare in qualche modo il loro amore?"
"Non aver paura" le disse. "Non aver paura, Sukey."
Le prese una mano e gliela accarezzò, poi se la mise sotto la giacca come fosse qualcosa che andava protetto, un uccellino, forse, caduto dal nido in un giorno di freddo vento primaverile.
Sukey lo fissò stupita. Non capiva cosa stesse succedendo; capiva solo la grande ansia di lui di confortarla, di rassicurarla. Eric la prese tra le braccia e la strinse a sé, dandole delle piccole pacche sulla spalla e baciandola come se stesse consolando un bambino.
(...) Sukey sentì le lacrime salirle agli occhi: non avrebbe mai nemmeno sognato che qualcuno potesse essere così gentile con lei. In tutta la sua vita nessuno l'aveva baciata in quel modo, né le aveva parlato con tanta tenerezza. Gli prese la mano e vi posò sopra la guancia.
Aveva dimenticato tutto salvo quel nuovo piacere di essere amata. Con un sospiro lo trasse a sedere accanto a sé, e offrì la bocca ai suoi baci. Sopra il viso di Eric, che le appariva confuso e strano per la prossimità, e l'acceso luccicore dei suoi occhi, Sukey vide un motivo di foglie ovali; e fu come se una dolce rete scendesse su di lei a racchiuderla."
"Avevano camminato sotto i cieli al tramonto, approfittando al massimo del sole morente, e seduti l'uno accanto all'altro si erano stretti addosso il crepuscolo come un mantello."
"Ti rivedrò mai, Sukey, Sukey Bond? Forse quando fosse stata vecchia, seduta al sole o china fra i suoi cespugli di lamponi e uva spina, Sukey Bond sarebbe tornata, l'ultima, la più vera, la più pietosa dei suoi figli, ignara del tempo trascorso, con i vestiti fuori moda e l'immacolata giovinezza, per offrirle, assorta, quelle offuscate gioie, quegli offuscati dolori, e sogni e ansie, come una ghirlanda di fiori fantasma scoloriti dagli anni in un turbinio di atomi, che solo fra le sue mani e sotto il suo sguardo leale conservavano i loro vividi colori. Sarebbe venuta dalla palude, sarebbe venuta dal frutteto, sentendosi le labbra ancora strane per il peso dei primi baci. Sarebbe arrivata da un prato dove sotto la neve piangente aveva teso le braccia verso il dolore di un lupo, e dal salotto di Mrs Oxey con una sottogonna di seta blu, e dal palazzo della Regina con una Bibbia; "Io amo" avrebbe detto.
Io amo. Le vergini, e solo loro, possono esprimersi con tanta audacia, proclamando un sentimento di cui sono ancora padrone, qualcosa di intenso chiuso nel suo stesso fuoco, uno stupore inviolato."



martedì 11 febbraio 2020

Il lettore

Il lettore, Bernhard Schlink
"Leggimelo a voce alta!
Tu hai una voce così bella, ragazzino, preferisco ascoltare te che leggere da sola."
Michael e Hanna, sullo sfondo la Germania fine anni Cinquanta che cerca di lasciarsi alle spalle il suo tremendo passato.
Un ragazzino quindicenne e una donna adulta.
Uno studente convalescente e una bigliettaia del tram, una donna forte, decisa, volitiva. Capelli biondo cenere, fronte alta, occhi azzurri, viso spigoloso, bella e altera.
Un incontro casuale, uno sguardo rubato e da lì passione improvvisa, bruciante, dirompente.
Il ragazzino insicuro e riflessivo, la donna fiera e seducente.
Una stanza con una grande cucina e una vasca.
Fare il bagno insieme, esplorare i propri corpi, fare l'amore.
E prima di tutto questo la lettura. Un rituale d'amore.
Hanna ha una singolare richiesta, vuole che quel ragazzino studioso e perbene le legga ad alta voce i capolavori della letteratura, l'Odissea, Guerra e pace, Cechov e tanti altri.
E lui il ragazzino obbedisce. Prima la lettura ad alta voce, poi l'amore.
Leggere ad alta voce significa conoscersi e riconoscersi, un dialogo intimo confidenziale, un mondo nuovo per Hanna assetata di conoscenza.
Michael la desidera intensamente, teme l'abbandono e per questo spesso si umilia, si scusa, si prende colpe che non ha.
Hanna così fiera e decisa, sicura ed enigmatica, indecifrabile e misteriosa.
Racconta poco di sé e del suo passato, a volte ha lampi improvvisi di collera.
Hanna bella e seducente mentre si infila le calze in cucina, Hanna che lo avvolge in un morbido asciugamano bianco dopo il bagno, Hanna dal corpo profumato e pulito, il suo buon odore, Hanna che accarezza con un dito il dorso dei libri, che danza davanti allo specchio, che sorride, misteriosa ed enigmatica, Hanna dalle forme sinuose, dal corpo muscoloso e sodo, la pelle liscia e morbida, Hanna fredda e dura, che brandisce una cintura di cuoio, Hanna e i suoi improvvisi slanci di tenerezza.
E lui il ragazzino terrorizzato di perderla, che cela quell'amore segreto e colpevole, intenso e inebriante.
Non ne parla in famiglia o con gli amici di quell'amore appassionante e oscuro che è come un frutto proibito.
Il ragazzino che si umilia pur di non perderla, il ragazzino che la tradisce e la rinnega, che si sente colpevole per questo.
E poi un giorno la donna sparisce all'improvviso, lasciando dietro di sé il vuoto, la perdita, l'assenza lacerante e troppe domande irrisolte.
Passano gli anni il ragazzino cresce, diventa un uomo.
La vita è spesso strana e imprevedibile, segue percorsi tortuosi, molto tempo dopo Michael ritroverà la sua Hanna in tribunale, imputata con altre donne in un processo per crimini nazisti, sorvegliante in un lager nei pressi di Cracovia.
Hanna tesa, altera, che cerca di difendersi, che ammette le sue colpe, Hanna fredda colpevole.
Michael è stordito, anestetizzato, non prova nulla, non sente nulla.
Hanna e la sue terribile colpa, il suo inconfessabile segreto.
Hanna la guardiana dell'orrore, quel passato oscuro e vergognoso con cui la Germania deve fare i conti, quel passato ingombrante che non si può dimenticare, i lager, lo sterminio, l'Olocausto.
Una generazione smarrita e confusa che condanna le colpe dei padri, le connivenze colpevoli, quanti avrebbero potuto opporsi all'orrore e non l'hanno fatto.
Hanna carnefice efferata, colpevole.
E quell'amore di tanti prima, incosciente, inconsapevole, proibito, malato, macchiato dall'orrore.
Hanna sarà condannata per le sue terribili colpe, Michael dovrà fare i conti con l'orrore del presente e del passato, i ricordi che fanno male e non gli danno tregua, il tempo che scorre inesorabile e di nuovo la lettura ad alta voce a placare quelle notti insonni che lo tormentano.
Cassette registrate e inviate in prigione, classici, poesie, racconti, le letture ad alta voce diventano un ponte sull'abisso, un dialogo mai interrotto, una debole luce nel buio.
Attraverso queste letture Hanna impara a leggere, superando la vergogna, il suo inconfessabile segreto.
Dopo molti anni si ritroveranno ancora una volta l'uno di fronte all'altro, una donna ormai anziana e un uomo adulto.
Hanna e le sue rughe, il corpo appesantito, stanca, abitata dai fantasmi del passato, quei morti impossibili da scacciare, tra desiderio di espiazione e improbabile redenzione.
Michael e le mille domande inespresse che lo tormentano, tra nostalgia e desiderio, senso di colpa e rimpianto.
Hanna una vecchia signora dalla voce giovane e Michael per sempre il suo ragazzino.
Un romanzo dallo stile conciso, essenziale, senza fronzoli che racconta una storia d'amore crudele e impossibile, un libro che si pone domande scomode e fa riflettere su quel passato terribile, incancellabile, indimenticabile.

***
Rise sprezzante."No, non parlo di ordini e di obbedienza.
Il boia non esegue nessun ordine. Fa il suo lavoro, non odia coloro che giustizia, non si vendica di loro, non toglie loro la vita perché gli stanno antipatici o lo minacciano o lo aggrediscono. Gli sono del tutto indifferenti. Gli sono così indifferenti che potrebbe ucciderli tanto quanto non ucciderli."
Mi guardò. "Nessun ma? Avanti, dica che un essere umano non può essere così indifferente a un altro. Non lo ha imparato? Solidarietà con tutto ciò che ha sembianze umane? Dignità degli esseri umani? Rispetto per la vita?"
Ero indignato e inerme.
"Come poteva essermi di conforto il fatto che la mia sofferenza per l'amore di Hanna era in un certo senso il destino della mia generazione, il destino tedesco, al quale potevo sottrarmi solamente in malo modo, che potevo solo dissimulare peggio degli altri? Tuttavia all'epoca sentirmi parte della mia generazione mi avrebbe giovato."
"All'epoca rilessi l'Odissea, che avevo studiato a scuola e mi era rimasta in mente come la storia di un ritorno. In realtà non lo è. Come potevano i greci, i quali sapevano che non ci si bagna due volte nello stesso fiume, credere in un ritorno? Ulisse non torna a casa per restarvi, ma per mettersi nuovamente in viaggio.
L'Odissea è la storia di un movimento, al tempo stesso con una meta e senza una meta, efficace e vano. La storia del diritto è forse qualcosa di diverso?"
"Avevo sempre la sensazione che nessuno mi capisse, che nessuno sapesse chi ero e che cosa mi aveva condotta qui. E sai, se nessuno ti capisce, allora nessuno può chiederti conto di nulla. Nemmeno la corte ha potuto farlo. Solo i morti possono. Loro capiscono. Per questo non c'era bisogno che fossero lì, al processo, ma se vi fossero stati, lo avrebbero capito molto bene. Qui in prigione hanno passato molto tempo con me. Venivano ogni notte, che lo volessi o no. Prima del processo, quando volevano venire, riuscivo a scacciarli."



domenica 2 febbraio 2020

Ho paura torero

Ho paura torero, Pedro Lemebel
"Ho paura torero
ho paura che verso sera
il tuo sorriso svanisca."
Lei è la fata dell'angolo dalle mani marimbe, travestito appassionato ed esuberante, cuce tovaglie e lenzuola per le signore ricche dei quartieri alti, canta motivetti nostalgici e sentimentali.
Lui è un giovane studente rivoluzionario, legato al Fronte patriottico Manuel Rodríguez, che sogna di liberare il paese dalla notte buia e opprimente della feroce dittatura di Pinochet.
Lui è giovane e bello, lei vecchia e sdentata.
Lui ha attraenti occhi magnetici dalla sfumature violacee, lei è un'uccellina ossigenata un po' spelacchiata, "lo sgorbio artritico del disamore."
Un ragazzo incrociato per caso all'emporio, uno studente universitario che le affida dei libri da custodire nella sua macilenta casa dell'angolo, decorata da nastri, cuscini e ricami, una piccola bomboniera, una piccionaia d'altri tempi.
Batte il piccole grande cuore della fata per questo amore impossibile e fugace, al ritmo di una nostalgica canzone.
E poi risate, racconti, silenzi, un folle compleanno cubano, un picnic sull'erba, un enorme cappello giallo, abbracci, carezze, sguardi, parole sussurrate, una guancia ispida e una bocca da colibrì.
La fata ignorante e il giovane rivoluzionario, una storia malinconica, onirica, intensa, ironica, coraggiosa, impossibile.
A fare da contraltare alla fata e al suo impossibile amore, c'è un'altra coppia ritratta con arguto sarcasmo, il dittatore Pinochet oppresso dalla moglie petulante e logorroica, tormentato da oscuri incubi di morte.
Una scrittura pirotecnica, multicolore, barocca, vitale e travolgente come una danza folle, un ritmo appassionato.
Una satira ironica e pungente della dittatura, un lucido ritratto delle lunghe notti cilene, dei pattugliamenti, dei lacrimogeni, dei black out, delle cariche della polizia, delle candele accese nel buio, delle madri che urlano e chiedono giustizia per i propri figli desaparecidos inghiottiti dalla notte infinita dei coyote ululanti, dei rivoluzionari che lottano per la libertà.
Ma anche una melodia d'altri tempi, dolce e romantica, un amore impossibile, appassionato e libero, una poesia profonda ed emozionante.
Un romanzo imperdibile dalla prosa straordinaria, ironica, commovente, sognante, che con un tono apparentemente lieve ci accompagna nei meandri bui dell'orrore della dittatura spietata che ha insanguinato il Cile per anni e ci racconta di un amore che sboccia inaspettato sull'abisso, un fiore selvatico sul ciglio di strade polverose.
***
"Come scorrere una garza sul passato, una tenda bruciacchiata che sventola alla finestra aperta di quella casa nella primavera dell'86. Un anno marchiato a fuoco dai copertoni fumanti per le strade di Santiago, schiacciata dal pattugliamento. Una Santiago che si svegliava al suono delle pentole sbattute nei cortei, ai lampi dei black out, per i cavi elettrici scoperti, esposti alle catene, alle scintille. Poi il buio pesto, le luci di un camion blindato, i Fermo lì stronzo, gli spari e le corse a perdifiato, come nacchere di metallo che frantumavano le notti di feltro. Quelle notti funeree, trafitte dalle grida, dall'incessante "Cadrà", e da tanti, tanti comunicati dell'ultimo minuto, sussurrati dall'onda sonora del "Diario de Cooperativa."
Poi c'era la casetta macilenta, un angolo di tre piani con una scala vertebrale che portava in soffitta. Da lì si poteva vedere la città in penombra, coronata da un velo torbido di polvere. Era una piccionaia, una ringhiera per stendere le lenzuola, le tovaglie e le mutande inalberate dalle mani marimbe della Fata dell'angolo. Nelle sue mattine di finestre spalancate, cantava "Ho paura torero, ho paura che stasera il tuo sorriso svanisca."
"Siete facile da corrompere? chiese Carlos continuando il suo romantico interrogatorio. Facile e difficile come tagliare una rosa senza pungersi con le spine. E se uso i guanti? La rosa vi prenderebbe per il giardiniere e morirebbe senza conoscere l'emozione di stare nelle vostre mani".
"Come si guarda qualcosa che non si rivedrà mai più? Come si fa a dimenticare quello che non si è mai posseduto? Così, semplicemente".
"Non si tratta di delusione, caro amico. Si tratta solo di capire che una fata folle d'amore sarà sempre disposta a farsi ingannare e usare. E lasciò che la sua voce scendesse lungo una scala di parole, e all'ultimo scalino il suo discorso si spezzò tremante. Quando si gioca all'amore, c'è sempre il rischio di sbagliarsi, continuò a recitare come una sonnambula, soprattutto quando ci sono persone che non sanno giocare".
***
"Lemebel è il più grande poeta della mia generazione. Lemebel non ha bisogno di scrivere poesie per essere il migliore poeta della mia generazione. Nessuno arriva in profondità quanto Lemebel. E se tutto questo ancora non bastasse, Lemebel è coraggioso, ovvero sa aprire gli occhi nel buio, su quei territori nei quali nessuno ha il coraggio di entrare. Volete sapere come ho capito tutto questo ? È facile. Leggendo i suoi libri."

(Roberto Bolaño)



Il gruppo

Il gruppo, Mary McCarthy
Otto ragazze intraprendenti e brillanti, otto amiche inseparabili neolaureate nella prestigiosa università di Vassar classe 1933, decise a non seguire le orme delle proprie madri ma desiderose di realizzarsi professionalmente, lavorando nei settori più variegati editoria, medicina, insegnamento, veterinaria, che amano viaggiare, sognano l'indipendenza ma anche l'amore.
Siamo nella multiforme New York anni 30, ragazze agiate, provenienti da ottime famiglie, alle prese con problemi lavorativi, crisi economica, questioni di cuore, aperitivi alcolici, prime volte, tradimenti, gioie, infelicità, problemi coniugali, delusioni, sogni infranti, fallimenti, tra ironia e disincanto, dissacrante umorismo e malinconia.
Una scrittura ironica, vivace "con increspature di umorismo come tende alle finestre", ricca di dettagli, descrizioni minuziose, dialoghi fulminei, che attraverso le voci frizzanti e libere delle protagoniste affronta tematiche innovative per l'epoca, contraccezione, sessualità, allattamento, tradimento, divorzio, attivismo politico.
Sullo sfondo l'America di Roosevelt e del New Deal.
Sono belle, intelligenti, dinamiche, affrontano la vita adulta e le prime cocenti delusioni e poi gli uomini croce e delizia, indecisi, apatici, deboli, impulsivi, irrisolti, troppo spesso attaccati alla bottiglia.
Kay vitale ed energica, la prima del gruppo a sposarsi con un attore, eccentrica, anticonformista. La dolce Polly bionda e diafana, Helena originale e colta, Libby talentuosa scrittrice, l'amorevole Priss, la tenera Dottie, l'algida e bellissima Lakey, Pokey sbadata, ricchissima, pilota provetta.
Un affresco variegato dell'universo femminile di quegli anni a metà strada tra satira e dramma, una lettura piacevole e coinvolgente dal retrogusto amaro e malinconico, un lucido e vivido ritratto del mondo di queste fantastiche ragazze, che dovranno fare i conti con la vita terribilmente reale, i sogni infranti e il cuore spezzato.
Mi ha ricordato un altro romanzo letto tempo fa "Il meglio della vita" di Rona Jaffe (1958), stessa ambientazione, stessa atmosfera, ragazze fragili, inquiete, coraggiose e libere, pronte ad affrontare il meglio e il peggio della vita tra sorrisi e lacrime, fallimenti e delusioni, con sarcasmo, umorismo, vivacità, intelligenza e ingenuo ottimismo.
***
"Kay non ha paura della vita, Anders" era così che chiamava il padre. "Tu e la mamma e io ce l'abbiamo, ce l'abbiamo un po' tutti. Sappiamo che la vita ci può ferire. Kay non lo ha mai scoperto. È per questo che ho deciso di sposarla (...)
"Ma non pensa, Mr Schneider, che l'amore dovrebbe arrivare di sorpresa?" La profonda fossetta nel suo mento si increspò.
"Sa com'è nei gialli. L'assassino è il meno sospettabile, la persona che mai avresti pensato. È così che mi sento rispetto all'amore. "L'uomo giusto" per me non sarà mai l'uomo in più invitato apposta per me. Sarà la persona che la padrona di casa non avrebbe mai scelto in vita sua. Se arriverà".
Mr Schneider sembrò triste.
"Tu vuoi dire", disse annuendo, "che ti innamorerai di un uomo sposato. Tutti gli altri sono facilmente sospettabili."


domenica 12 gennaio 2020

Persone normali

Persone normali, Sally Rooney
"La maggior parte della gente vive un'intera vita senza mai sentirsi così vicina a qualcuno."
Connell e Marianne sono i due protagonisti di questo singolare romanzo che ci parla di solitudine, incomunicabilità, di amicizia profonda e amore, qualsiasi cosa sia.
La vicenda è ambientata a Carricklea, un piccolo paesino nella contea di Sligo, Irlanda.
Connell e Marianne frequentano la stessa scuola, sono diversi eppure affini, anime gemelle che si cercano, si vogliono, si attraggono come due calamite, a volte si respingono.
Lei è quella strana, solitaria, introversa, senza amici, presa in giro da tutti a scuola, piatta come un asse da stiro, intelligente, proveniente da una famiglia benestante, una famiglia crudele, violenta, anaffettiva.
Si porta appresso le sue cicatrici, quei silenzi, quell'odio strisciante, quel non sentirsi amata. Marianne che si vede brutta, sbagliata, guasta, indegna d'amore.
Lui è quello bello, popolare a scuola, brillante calciatore, benvoluto da tutti, una madre single che l'ha cresciuto da sola tra mille difficoltà, Lorraine, domestica nella casa di Marianne. Connell insicuro e a suo modo fragile, che teme di perdere quel successo e quella popolarità effimera, il bravo ragazzo.
Si incontrano per caso. Ed è subito attrazione fisica e psicologica, inspiegabile, assurda, coinvolgente, due ragazzi diversi eppure simili, tormentati e inquieti nel difficile periodo chiamato adolescenza, quando cerchi di definire la tua identità e sei in balia di mille correnti emozionali.
Un mare in tempesta, un gran casino gestire quella forza, quella cosa potentissima e pericolosa chiamata amore.
Si attraggono, si respingono, si feriscono, si allontano, ma si ritrovano sempre.
Lei così dipendente, affamata d'amore, lui così indeciso e immaturo.
Tengono segreto, lontano da occhi indiscreti quello che c'è tra loro, alchimia pazzesca, capirsi con uno sguardo, legame indistruttibile senza nome.
Non ne parlano, vivono quegli istanti preziosi nel chiuso di una stanza, protetti dalla penombra, al riparo dal mondo che non capirebbe, forse li prenderebbe in giro.
Un amore segreto, nascosto, rinnegato.
Passa il tempo, la scuola finisce, si ritrovano al Trinity college di Dublino, i ruoli si capovolgono.
Connell ora fatica a inserirsi, si sente solo, smarrito, non abbastanza intelligente, tagliato fuori dai giri che contano, inadeguato, insicuro, socialmente inferiore, lui che lavora in officina per pagarsi gli studi.
Marianne brilla adesso, ha molti amici, li incanta con i suoi dibattiti, è sicura di sé, decisa, apparentemente forte, fragilissima dentro.
Di nuovo insieme, si sfiorano, si inseguono, si scontrano, si amano, legati da quello strano rapporto che li fa sentire completi e felici solo quando sono insieme, ma inevitabilmente sfocia in incomprensioni dolorose e strade divise per un po' fino al prossimo incontro.
Un continuo sfiorarsi, fuggire, perdersi e ritrovarsi di nuovo.
Si amano ma non riescono a stare insieme.
Marianne masochista, spezzata. Connell irrisolto e alla deriva.
In questo suo secondo romanzo la scrittrice irlandese racconta il percorso di crescita di due ragazzi che vorrebbero essere normali, come tutti gli altri, ma non ci riescono nella loro inquieta e sofferta individualità.
Ci parla di amore, tormento ed estasi, traumi interiori e cicatrici che ci portiamo dentro.
Lo fa attraverso una scrittura chiara, limpida, frasi brevi e fulminee, dialoghi acuti resi attraverso il discorso diretto libero, una scrittura materica e istantanea, a volte sembra quasi il fotogramma di un film, quei gesti concreti che nascondono imbarazzo, confusione, insicurezze, quel cielo color blu jeans, quei corpi vicini, avvinghiati come due piantine cresciute insieme sullo stesso terreno a rubarsi aria e luce.
Connell e Marianne sono tutto l'uno per l altra, non riescono a stare lontani, non possono fare a meno di cercarsi.
Un legame speciale che è anche passione, tenerezza, mani strette sotto un piumone di notte a placare il dolore, l'ansia, i fantasmi.
Marianne non è una persona facile da amare, ha dentro di sé una zona buia, un vuoto enorme che la annienta, quel sentirsi sempre corrotta e sbagliata, il suo masochismo, il credersi indegna d'amore. Connell si sente inadeguato e smarrito, lontano anni luce da quello che era un tempo.
Capita di sentirsi così a volte, di farsi del male, di perdersi e poi ritrovarsi, di salvarsi a vicenda.
Un amore ostinato, testardo, che cresce insieme a loro, mettendo a nudo le rispettive fragilità, disarmandoli, un amore che è anche dipendenza, bisogno assoluto dell'altro, legame indissolubile, che porta a farsi bene e male, stravolge la vita.
Esserci sempre per l'altro senza tarparsi le ali, senza ferirsi, senza ostacolarsi, ma quanto è difficile a volte crescere, accettando le sfide che la vita ci pone davanti, nuove strade, possibili orizzonti.
Sono labili i confini tra giusto e sbagliato, bene e male, normalità e stranezza, buono e cattivo, siamo complessi, prismi sfaccettati con zone d'ombra e brevi istanti di felicità.
Due piantine ostinate, caparbie, strettamente avvinghiate, cresciute insieme nello stesso terreno, pronte ad affrontare la vita, quel mondo immenso là fuori che fa paura, senza nascondersi.
L'amore è riconoscersi, farsi del bene, cambiarsi, diventare persone migliori, esserci sempre, coraggio di lasciar andare, non soffocante possesso ma libertà.

***
"Non lo dico per dire, ti amo davvero. A lei tornano a riempirsi gli occhi di lacrime e li chiude. Questo momento le sembrerà di un'intensità insopportabile anche nei ricordi, ma ne è già consapevole fin da ora, mentre sta accadendo. Non si è mai considerata degna di essere amata da qualcuno. Adesso però ha una nuova vita, di cui questo è il primo istante, e anche dopo tanti anni penserà ancora: Sì, proprio così, quello è stato l'inizio della mia vita."
"È magra, pensa. Era così magra, prima? Lei preme la faccia contro la sua ultima maglietta pulita. Indossa ancora il vestito bianco che aveva nel pomeriggio, adesso con uno scialle ricamato d'oro. Lui la stringe forte, e il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute.
Tra le sue braccia lei si rilassa. Inizia a sembrare più calma. I loro respiri rallentano confluendo in un unico ritmo."
"Non so cos'ho che non va, dice Marianne. Non so perché non riesco a essere come le persone normali.
La sua voce è insolitamente fredda e distante, come se fosse la registrazione della sua voce ascoltata dopo che lei se n'è andata o è partita per un'altra destinazione.
In che senso? dice lui.
Non so perché non riesco a farmi amare. Penso di essere nata sbagliata".
"Qualunque cosa ci sia tra lui e Marianne, non ne è mai venuto niente di buono. Ha sempre e solo generato confusione e sofferenza per tutti. Non può aiutare Marianne, qualunque cosa faccia. In lei c'è qualcosa di spaventoso, un immenso vuoto nel nocciolo del suo essere. E' come aspettare l'ascensore e quando si aprono le porte dietro non c'è niente, solo il vuoto buio e terribile della tromba, e così all'infinito. Le manca quell'istinto primordiale, l'autodifesa o l'autoconservazione, che rende intelligibili gli altri esseri umani. Ti ci accosti aspettandoti una resistenza, e invece tutto ti si sfalda davanti.
Eppure, Connell potrebbe stendersi a terra e morire per lei in ogni momento, e questa è l'unica certezza sul proprio conto che lo faccia sentire una persona degna.
(...) Ha realmente voluto morire, ma non ha mai voluto che Marianne lo dimenticasse.
Questa è l'unica parte di sé che vuole salvare, la parte che esiste dentro di lei."


Joyland

Joyland, Stephen King
"Tutti a bordo! Vi spedirò su, dove il cielo è pulito e il panorama garantito."
Il muro del Tuono, la Ruota del Sud con vista mozzafiato sull'oceano cobalto e sulle verdeggianti pianure della Carolina del Nord, sembra quasi di volare lassù in alto, le Tazze Ballerine, i Bolidi Infernali, il Castello del Brivido sono alcune delle spettacolari attrazioni che popolano Joyland, la terra della gioia e della spensieratezza per adulti e bambini.
Un luna park immenso, un posto da favola, chioschi di golosi hot dog, popcorn e zucchero filato, il Tirassegno di Buffalo Bill, le canzoncine allegre sparate a tutto volume dagli altoparlanti, Madame Fortuna e la sua sfera magica, le Sirene di Hollywood con i loro seducenti vestitini verdi, la Borgata Incantata, il regno dei più piccini, il simpatico Howie, la mascotte del parco, un gigantesco cane dagli occhioni blu e molto altro ancora.
Joyland è il paradiso del divertimento, una fantastica opportunità, un lavoro da sogno per il ventunenne Devin Jones, studente universitario squattrinato con il cuore spezzato, la musica dei Pink Floyd e Jim Morrison a fargli compagnia nelle lunghe, interminabili notti insonni e sporadiche idee suicide.
L'estate del 1973 sarà indimenticabile per il giovane Devin.
Un stanza che si affaccia sull'oceano spumeggiante, una spiaggia sconfinata da percorrere quotidianamente, l'estate delle prime volte.
Un lavoro per essere indipendenti, la prima delusione sentimentale, nuovi amici, una donna affascinante e un bambino fragile dagli strani poteri, un aquilone che vola alto nel cielo, un oscuro e terribile mistero da svelare nascosto nel tunnel del terrore, un fantasma azzurro in cerca di pace, mentre l'ombra di un crimine efferato incombe minacciosa.
Una lettura rapida, scorrevole, che cerca di riprodurre il gergo "la parlata" del parco, non il miglior romanzo di King a mio avviso, più che un horror il racconto di una lunga estate, del passaggio dall'adolescenza all'età adulta di un coraggioso ragazzo alle prese con problemi di cuore e un'indagine oscura.
Un libro dove non mancano tiepidi colpi di scena, dove il thriller si tinge di giallo, ma i brividi di puro terrore a cui ci ha abituato il Re sono lontani anni luce da questo mediocre romanzo che non sembra nemmeno scritto da lui.
Una lettura di cui si può tranquillamente fare a meno.
***
"Il 1973 era l'anno della crisi energetica, quando Richard Nixon dichiarò che non era un imbroglione e quando morirono Edward G. Robinson e Noel Coward. L'anno perduto di Devin Jones. Ero un verginello di ventun anni con aspirazioni letterarie. Avevo tre paia di blue jeans, quattro di boxer, un rottame di Ford (con una buona radio), sporadiche idee suicide e un cuore spezzato.
Che dolce, eh?"
"Da ventunenne, la vita è come una cartina stradale. Solo quando arrivi ai venticinque o giù di lì, cominci a sospettare di averla guardata capovolta, per poi esserne certo intorno ai quaranta. Arrivato ai sessanta, fidatevi, capisci di esserti perso nella giungla."