venerdì 19 giugno 2020

Sylvia Penton esce dal letargo

Sylvia Penton esce dal letargo, Jane O' Connor
"Ai ricci di tutto il mondo"
Il riccio è un buffo e tenero animaletto notturno, è raro che si veda di giorno, se accade è perché è ferito o malato.
Sembra fragile e indifeso ma è ricoperto da aculei, che possono arrivare a settecento, la sua strenua, ingenua difesa dal mondo.
Se è spaventato si chiude a palla, a riccio appunto, ma questo modo di fare non lo protegge dalle automobili che sfrecciano veloci sulla strada.
Mangia lumache e lombrichi e d'inverno va in letargo nel suo nido di foglie. Più che un lungo sonno, una sorta di torpore.
Se viene svegliato troppo presto può morire, stessa cosa se non ha mangiato a sufficienza nei mesi precedenti.
Si iberna da solo ma può anche condividere la tana con un compagno/a.
Si sveglia in primavera per nutrirsi e fidanzarsi.
I piccoli ricci nascono ciechi e dopo pochi giorni sanno già appallottolarsi, protetti dagli aculei.
Sono animaletti solitari. Nel sedicesimo secolo si pensava fossero streghe mascherate e dispettose che di notte bevevano il latte delle mucche, facendo infuriare gli allevatori. In realtà sono animaletti innocui e semplici, meritevoli di amore, non tutti hanno le pulci.
Leggendo questo fantastico libro ho imparato tutte queste cose sui ricci, un animaletto a me affine.
No, non ho le pulci, ma aculei pungenti, e se ho paura o qualcuno mi delude-ferisce mi chiudo in me stessa ed è praticamente impossibile stanarmi. Pungo insomma, in inverno vado in letargo, riemergo di solito in primavera.
Un acquisto libresco impulsivo e al buio, nel senso che non conoscevo minimamente questo libro, promettente esordio della scrittrice, ma il riccio disegnato sulla copertina e la parola letargo nel titolo mi hanno folgorato, quindi l'ho portato a casa d'istinto.
No, questo libro non c'entra nulla con l'eleganza metaforica del riccio, qui ci sono ricci veri e propri, buffi, indifesi e simpatici.
Una scrittura vivace, scorrevole, ironica, divertente, che fa sorridere e riflettere, che mi tenuta incollata alle pagine per due giorni, un libro originale che mi è piaciuto molto.
Chi è Sylvia Penton?
Potrebbe essere la zietta più anziana di Eleanor Oliphant, stessa solitudine opprimente, a tratti insopportabile, quel monologo incessante con i propri pensieri ingannevoli a volte, stesse fantasie amorose irrealizzabili e impossibili.
Sylvia ha 52 anni, una famiglia che odia e ama, una sorella esuberante, una nipote che un po' trascura, un cognato antipatico e scortese e un lavoro all'università come assistente personale di Prof.
Prof è un uomo colto, intelligente, affascinate, il suo amore segreto ma non troppo, il suo sogno irrinunciabile.
Sylvia lo ammira, lo aiuta quotidianamente nel suo lavoro, è innamorata di lui e vuole proteggerlo a tutti i costi.
Nel tempo libero e per rendersi più simpatica di quella che è, fa la volontaria presso un rifugio per ricci abbandonati gestito dal signor Jonas, un uomo buono, taciturno e saggio, che cerca di tenere così in vita il ricordo della moglie scomparsa.
Ma quando sulla scena compare la sinuosa e biondissima Lola, giovane dottoranda promettente, Sylvia dovrà lottare strenuamente per difendere i suoi sogni e il suo amore.
Tra ricci indifesi, un oscuro segreto sepolto nel passato, accademici affascinanti, strambe amiche e un motociclista distratto, Sylvia dovrà svegliarsi dal letargo in cui si è rifugiata per anni e aprire gli occhi, affrontando finalmente la vita vera, reale, la sua vita, fatta di feroce solitudine e cocenti delusioni, rimpianti ed errori forse imperdonabili, ma anche di piccole, essenziali, vitali, inaspettate gioie, come un riccio timido e un po' stralunato che appena uscito da letargo si gode il tepore del sole primaverile e il meraviglioso risveglio della natura.
***
"Il vecchio Jonas, che gestisce il rifugio, è un uomo triste, che mantiene vivo il ricordo della moglie portando avanti questo posto, che lei amava. Un cardigan in forma di umano, è la migliore descrizione che possa fare di lui, tutto lanuginoso, con le tasche piene di fazzoletti e di caramelle toffee. Tiene i pantaloni pinzati con dei fermapantaloni da bicicletta, per ragioni che sfuggono alla mia comprensione, e nelle giornate più fredde si cala un berretto di lana marrone sulle orecchie. Ha una testa di riccioli grigi, e la barba dello stesso colore, occhiali dalla montatura vecchia e grossa, tenuti insieme con il nastro adesivo trasparente, e la corporatura rotonda di un uomo a cui piacciono un po' troppo i dolci.
Odore di terra, di animali e di tè, ed è la persona più innocua che ci si possa augurare di incontrare."
"Bisogna prendere la felicità dove si può, in questa vita.
Finisce troppo in fretta, e la morte dura a lungo."
"Bel branco di strambi siamo, eh, Sylvia?" ha detto, afferrando il giocattolo e provando a strapparlo dalle fauci del cane.
"Tu, io... e anche gli animali: Igor, i ricci e persino Jack e Jill. Tutti perduti e annichiliti ciascuno a suo modo, sbattuti insieme in questo angolino di Londra, dove ci aggrappiamo alla vita con le unghie e con i denti."
"E ci prendiamo cura l'uno dell'altro" ho aggiunto io, e ci siamo scambiati un sorriso d'intesa di fronte a quella situazione tanto ridicola e triste, perché sappiamo tutti e due che Hartland Road è un rifugio tanto per noi, quanto per i ricci.
"Forse non sono stati capiti, in passato, ma la verità è che sono creature preziose e innocue (tranne per le lumache).
Il solo fatto che non sia semplice accarezzarli e che conducano un'esistenza quasi segreta non significa che non valga la pena di amarli. Si comportano da ricci, semplicemente. E non hanno le pulci; non tutti."



lunedì 8 giugno 2020

Dal diario di una signora di New York

Dal diario di una signora di New York, Dorothy Parker
Undici brevi racconti che mettono a nudo l'ipocrisia, la superficialità, la solitudine profonda, l'infelicità, l'amicizia, l'amore, la fama effimera e ingannevole, la disperazione di donne sole e fragili, il naufragio di esistenze piccolo borghesi della middle class americana nel periodo compreso tra le due guerre.
Racconti attraversati dalla voce unica e inconfondibile di Dorothy Parker, dalla sua ironia graffiante e caustica, cinica e brillante.
Donne sole e infelici che si consumano nell'attesa spasmodica di un telefono che forse non squillerà mai.
Donne malinconiche e lontane.
Donne che non riescono a dimenticare quell'amore spezzato e vagano in taxy lungo strade caotiche, smarrite e confuse, accecate da una fama labile e illusoria, donne infelici, abbandonate, che lottano per sopravvivere o riempiono il vuoto di giornate senza fine annegando l'amarezza nell'alcol e nelle feste mondane, che danzano un lungo lento valzer infernale.
Amori finiti, solitudini, incomunicabilità, frustrazioni, uomini perennemente in fuga, lontani e inaffidabili, donne inquiete e sull'orlo di una crisi di nervi, esistenze alla deriva attaccate al filo del telefono e su tutto lo sguardo lucido, impietoso, ironico, divertito e amaro di Dorothy Parker.



venerdì 5 giugno 2020

Per ricominciare guarda tra le pagine di un libro

Per ricominciare guarda tra le pagine di un libro
Ali Berg
Michelle Kalus
Bea Babbage ha trent'anni e una passione smisurata per i libri, dopo uno spiacevole incidente verificatosi al matrimonio della sua migliore amica Cassandra, decide di ricominciare altrove, nuova città, nuovi amici, nuova vita.
Ma il lavoro si rivela piuttosto deludente e trovare nuovi amici non è poi così facile in una città immensa, l'unica consolazione restano i suoi amati libri e il buonissimo caffè (che crea una seria dipendenza) di Dino, il suo barista preferito, poeta in erba taciturno e silenzioso dagli abiti extra large e i mille tatuaggi.
Quando tutto sembra andare per il verso sbagliato un libro scoperto casualmente, ricco di profonde annotazioni scritte da una mano misteriosa e un uomo affascinante dagli occhi nocciola e dal sorriso irresistibile bussano alla porta di Bea, sconvolgendo la sua vita.
Quel libro e la ricerca delle scrittore misterioso sembrano rapirla completamente, coinvolgendola in una ricerca serrata.
Tra nuove sfide lavorative, una sorella super star di instagram, vere amiche, un furetto dispettoso, un amore appassionante e strambe disavventure, Bea riuscirà finalmente a ritrovare la fiducia in se stessa e forse anche l'amore, perché non è mai troppo tardi per ricominciare e spesso i libri possono salvarci la vita, una bussola nel caos, un faro nel buio.
Un romanzo frizzante, ironico dal ritmo rapido e scorrevole, una lettura piacevole, ricca di numerosi riferimenti libreschi, ho segnato un paio di titoli che non conoscevo e mi hanno incuriosita parecchio.
Il secondo romanzo delle due autrici australiane si è rivelato una piacevole sorpresa, una lettura lieve giunta al momento giusto, in un periodo in cui non avevo voglia di letture cupe e opprimenti.
I libri possono davvero venirci in aiuto, in modi impensabili e imprevedibili, pura magia di inchiostro e parole.
"Le sembrava di conoscerlo già.
Le frasi spontanee che punteggiavano le pagine di quel libro le erano arrivate al cuore. Il modo leggero in cui erano scritte e la spensieratezza di curve, anse e inchiostro le erano penetrati sotto la pelle."



mercoledì 27 maggio 2020

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey (Mary Ann Shaffer e Annie Barrows)
"Forse i libri hanno un istinto segreto per cercare la strada di casa, che li porta dal loro lettore ideale. Come sarebbe bello se fosse vero!"
Questo romanzo è delizioso, ironico, brillante, commovente.
Una scrittura lieve che nonostante la drammaticità degli eventi narrati riesce a trasmettere serenità perché i protagonisti del libro, gli abitanti dell'isola di Guernsey, sono forti e coraggiosi, gli amici che tutti vorremmo avere.
Ci incantano e commuovono con le loro storie buffe, intense, dolorose, un'esistenza semplice a contatto con la natura, sconvolta dall'occupazione tedesca durante la Seconda guerra mondiale.
Un'isola circondata dal mare scintillante e velata dalla nebbia, un'isola di fiori selvatici e scogliere a picco su mare.
Un'isola costretta a fare i conti con l'orrore della guerra, l'invasione, la fame, le mille privazioni.
Bambini evacuati in tutta fretta a Londra, che torneranno a casa molti anni dopo, punizioni terribili per chi osava ribellarsi, le bombe, i lavori forzati, i campi di concentramento.
Eppure gli abitanti dell'isola non soccombono all'orrore della guerra, resistono grazie alla loro salda amicizia e all'amore per i libri, un rifugio prezioso e sicuro durante gli anni terribili dell'occupazione.
Un amore nato in modo del tutto casuale tra persone umili, poco inclini alla lettura.
E tutto grazie alla brillante idea di Elizabeth, una giovane donna intrepida e determinata, che inventa su due piedi di fronte ai soldati tedeschi il Club del libro, per sfuggire alla punizione per aver violato il coprifuoco, dopo una lauta cena a base di maiale arrosto e patate, ma questa è un'altra storia, una delle tante che costellano il libro, storie bizzarre ma anche drammatiche e dolorose.
Ecco dunque il singolare Club del libro e della torta di bucce di patata che riunisce gli abitanti dell'isola, spronandoli alla lettura e al confronto. A poco a poco scopriranno la passione per scrittori a loro sconosciuti, Charles Lamb, Dickens, Shakespeare, Catullo, Seneca, Jane Austen, le sorelle Brontë e tanti altri, capiranno che i libri possono davvero salvarti la vita nei momenti più bui, trasportandoti altrove, permettendoti di scoprire nuovi mondi, condividendo la tua passione con altri lettori, veleggiando verso storie e orizzonti infiniti.
Parlando di libri rinsalderanno anche la loro amicizia, uomini e donne che prima di allora non avevano letto nulla tranne Il catalogo delle sementi o La gazzetta del porcaro.
Un romanzo epistolare composto dalle lettere che i vari personaggi si scambiano tra loro a guerra finita nel 1946.
La protagonista Juliet scrittrice londinese, decisa e intraprendente, innamorata dei libri e delle parole, pronta a lanciare una teiera o a buttarsi nel fuoco, che ha tenuto alto il morale dei lettori durante la guerra con le sue storie ironiche pubblicate sullo "Spectator" e che ora a guerra finita è a caccia di idee per il suo nuovo libro.
Sidney il suo editore e miglior amico, Markham instancabile e affascinante corteggiatore e infine gli abitanti dell'isola, i protagonisti assoluti del romanzo.
Isola Pribby e i suoi scialli colorati, le strane pozioni e una pappagallina claustrofobica, la saggia Amelia, il solitario Eban e il nipote Eli che ama intagliare il legno, il fattore Dawsey timido e silenzioso con i suoi immensi occhi scuri, la piccola Kit, Christian dal cuore buono ed Elizabeth, coraggiosa e indomita, il vero fulcro del romanzo, attorno a cui ruotano le vicende degli altri personaggi.
Sullo sfondo una Londra grigia e apatica, che lentamente torna alla vita tra cumuli di macerie e rovine e poi l'isola di Guernsey, un luogo incantato immerso nella natura, che alla fine vorresti raggiungere davvero per ascoltare ancora una volta le sue mille storie di amicizia, amore per i libri e non solo, solidarietà, piccoli grandi gesti di quotidiano eroismo che fanno la differenza e poi storie cupe di guerra, crudeltà, bassezze, il tutto narrato con un tono lieve, soave, quasi un sussurro, una leggera folata di vento che soffia dal mare scompigliando cuore e capelli.
Una scrittura limpida, vivida, a tratti ironica, intensa, un libro scritto a quattro mani da Mary Ann Shaffer, che ha avuto l'idea originale visitando le Isole del Canale in una fredda giornata nebbiosa e completato poi dalla nipote Annie Barrows, quando purtroppo la prima è partita per un altro viaggio.
A fine lettura vorresti sbarcare davvero su quest'isola speciale avvolta dalla nebbia, fare quattro chiacchiere con i suoi buffi abitanti, ascoltare all'infinito le loro incredibili storie e diventare membro onorario del Club del libro e delle bucce di patata di Guernsey.
Un faro nel buio, un'incredibile storia d'amore e amicizia, un angolo caldo in cui rifugiarsi, un libro che qualsiasi lettore appassionato dovrebbe leggere.
"Ecco ciò che amo della lettura: di un libro ti può interessare un piccolo particolare, e quel piccolo particolare ti condurrà a un altro libro, e da lì arriverai a un terzo.
È una progressione geometrica, di cui non si vede la fine e che ha come unico scopo il puro piacere."
***
"Spero almeno che questi personaggi e le loro storie portino un po' di luce sulle sofferenze e la forza della gente delle Isole del Canale durante l'Occupazione tedesca.
Spero anche che queste pagine illustrino la mia convinzione che l'amore per l'arte, sia essa poesia, narrativa, pittura, scultura o musica, mette le persone in condizione di trascendere qualunque barriera l'uomo riesca a escogitare."
(Mary Ann Shaffer)
"Magicamente siamo trasformati in un club letterario ogni volta che diamo un libro a qualcuno, ogni volta che facciamo una domanda su un libro, ogni volta che diciamo "Se ti è piaciuto quello, scommetto che ti piace questo."
Ogniqualvolta siamo disponibili a essere deliziati e a condividere tale letizia, come fece Mary Ann, siamo parte della storia ininterrotta de Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey."
(Annie Barrows)


lunedì 11 maggio 2020

Questa è l'acqua

Questa è l'acqua, David Foster Wallace
Il libro racchiude cinque racconti pubblicati su varie riviste tra il 1984 e il 1991 e la trascrizione del celebre discorso tenuto dallo scrittore ai laureandi del Kenyon College nel maggio 2005, che dà il titolo all'intera raccolta.
Solomon Silverfish avvocato competente, uomo collerico, impulsivo, buffo, dalle braccia come mulini a vento, profondamente e irrimediabilmente innamorato della moglie gravemente malata, disposto a tutto per lei.
E poi i suoi assurdi cognati, un cliente molto particolare e stralunato, la dolce e innamorata Sophie e quel sogno psichedelico e allucinato tra un cielo rosso sangue e un ballo forsennato, delirante, liberatorio.
Un racconto ironico, grottesco, brillante, spietato, commovente.
L'amore assoluto, le bugie che ci raccontiamo per sopravvivere, per non ferire l'altro.
Una scrittura pirotecnica che racconta l'amore profondo, tenero, disperato e anche la malattia "una cosa che hai, non una cosa che sei", un treno lanciato a folle velocità su un binario oscuro, ma la vera Sophie è altro, è la sua vita, il suo amore.
Altra matematica
Un racconto brevissimo, quattro pagine di strambo dialogo tra nonno e nipote che in qualche modo parlano d'amore.
Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta
Un ragazzo ha abbandonato la terra perché ultimamente non se la cavava troppo bene laggiù, tutta colpa della Cosa Brutta, la depressione, la campana di vetro con le sue deliranti distorsioni, come stare sott'acqua a corto di ossigeno, un soffocante muro d'acqua, e poi nausea costante e lacrime, feroce silenzio e solitudine, i pensieri incessanti e ossessivi che ti torturano la mente, un'etichetta fastidiosa o una cicatrice sulla guancia.
Il pianeta Trillafon è un pianeta lontano, lontanissimo, sonnolento, sfavillante, un po' inclinato sull'asse, elettrico, qui tutto giunge ovattato e lontano, filtrato da un altoparlante distante chilometri, una tregua precaria e momentanea dalla Cosa Brutta.
Una scrittura diretta, scorrevole, nitida, il primo racconto pubblicato da Wallace, senza quegli artifici stilistici, quei voli in picchiata, quegli avvitamenti folli di parole che caratterizzeranno le sue opere successive.
Crollo del '69
Un personaggio singolare con il dono di predire sempre il contrario di quello che accadrà, una rapida e insolita incursione nel mondo dell'economia e della finanza, un racconto che non mi ha colpito, né mi è piaciuto particolarmente.
Ordine e fluttuazione a Northampton
Barry Dingle, un uomo strambo, occhialuto, bizzarro, davvero singolare, sandali ai piedi e poncho d'ordinanza, innamorato pazzamente di una donna che non può avere, Myrnaloy Trask "donna politicamente corretta, attivista nelle relative cause, sciatta ma non priva di sensualità, indossatrice indefessa di gonnelloni lisi e calzettoni di lana, sessualmente problematica, con trascorsi sessuali ambigui."
Il suo amore tirannico lo spinge a prendere l'iniziativa e a inventarsi qualcosa per conquistarla.
In assoluto il racconto più folle e divertente tra (dis)ordine, fluttuazione, cagnolini vivaci (!) e incontinenti.
Chiude la raccolta il discorso tenuto dallo scrittore ai laureandi del Kenyon College.
Un'acuta disamina sul valore della cultura umanistica e su quella realtà "così nascosta in bella vista sotto gli occhi di tutti" che spesso ci sfugge.
Scegliere di guardare le cose in modo diverso, da una prospettiva diversa, con un minimo di consapevolezza critica, decidere cosa importa e cosa no, tenendo a freno la propria modalità predefinita egocentrica.
Imparare a pensare, vivendo in modo consapevole e adulto, con impegno, attenzione, disciplina, tenendo all'altro, lontano dai falsi miti e dalle sirene del potere, del successo, del denaro, è questa la vera libertà, "la verità sfrondata da un mucchio di cazzate retoriche", un'avventura lunga una vita intera, un'impresa difficile, una sfida forse (im)possibile.
***
"Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: Che cavolo è l'acqua? (...)
Non temete: non sono qui nella veste del pesce più anziano e saggio che spiega cos'è l'acqua ai pesci più giovani. Non sono io l'anziano pesce saggio. Il succo della storiella dei pesci è semplicemente che le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere.
(...) Imparare a pensare di fatto significa imparare a esercitare un certo controllo su come e su cosa pensare. Significa avere quel minimo di consapevolezza che permette di scegliere a cosa prestare attenzione e di scegliere come attribuire un significato all'esperienza. Il valore reale e schietto della vostra cultura umanistica dovrebbe essere proprio questo: impedirvi di trascorrere la vostra comoda, agiata, rispettabile vita da adulti come morti, inconsapevoli, schiavi della vostra testa e della vostra naturale modalità predefinita che vi impone una solitudine unica, completa e imperiale giorno dopo giorno.
(...) Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L'alternativa è l'inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.
So che questa roba forse non vi sembrerà divertente, leggera o altamente ispirata come invece dovrebbe essere nella sostanza un discorso per il conferimento delle lauree. Per come la vedo io è la verità sfrondata da un mucchio di cazzate retoriche.
Qui la morale, la religione, il dogma o le grandi domande stravaganti sulla vita dopo la morte non c'entrano. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararsi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della cultura, dove voti e titoli di studio non c'entrano, c'entra solo la consapevolezza pura e semplice: la consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: "Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro questi eschimesi c'è molto più di quello che sembra."
Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia... adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco."


martedì 14 aprile 2020

La sirena e Mrs Hancock

La sirena e Mrs Hancock, Imogen Hermes Gowar
Londra 1785.
Jonah Hancock è un uomo mite, goffo, distratto, buono, inoffensivo, cranio spelacchiato, sguardo limpido, sobri vestiti di lana pettinata, un tranquillo mercante inglese a cui la vita ha dato e tolto tanto.
Convive con la nipote quattordicenne che lo aiuta nella gestione della casa e con i suoi fantasmi.
Un giorno dal capitano di una delle sue navi mercantili sparse per il mondo riceve un insolito regalo, una sirena.
Non quelle a cui siamo abituati dalla tradizione letteraria, chiome fluenti, voce ammaliatrice, bellezza mozzafiato e coda di pesce, ma una creatura brutta e rinsecchita, per giunta morta.
Un regalo inaspettato che gli è costato caro, un'intera nave con il suo prezioso carico.
Il signor Hancock cercherà di recuperare il denaro perduto esponendo la misteriosa creatura di fronte alla folla multiforme che popola la Londra di fine Settecento.
Angelica Neal è una giovane donna bella e seducente, occhi azzurri e splendidi capelli biondi, un'incantevole sgualdrina che vuole vivere liberamente, amante del lusso, dei dolci prelibati e di mille cose deliziose e superflue.
Due persone lontanissime per carattere e stile di vita, che un bel giorno si incontreranno per colpa di una sirena.
Le misteriose figlie del mare che da secoli hanno affascinato i poveri marinai, stregandoli con il loro canto soave uniranno il destino dei due improbabili protagonisti del romanzo.
Un uomo mite e schivo, una ragazza seducente e impertinente, una strana richiesta e una promessa da mantenere.
E poi una miriade di personaggi buffi, irriverenti, vivi.
Mrs Chappell eccessiva e chiassosa, le sue ragazze di bianco (s)vestite, la compassata Mrs Frost, la dolce e saggia Sukie, il bel tenebroso, la terribile Hester.
Personaggi dipinti con vivacità, disincanto e ironia.
Una scrittura vivace, ironica, frizzante, estremamente descrittiva, attenta a ogni minimo dettaglio che spazia dalla Londra di fine settecento alle feste nei bordelli di lusso, fino ai moli smarriti nella nebbia, da cui salpano enormi navi alla ricerca di tesori preziosi.
Non certo un capolavoro della letteratura, ma una lettura leggera e spumeggiante, una storia insolita che farà assaporare al lettore il conturbante canto delle sirene, ma anche la malinconia selvaggia che queste creature del mare portano con sé.
Ciascun personaggio subisce una vera e propria metamorfosi nel corso della narrazione, rigorosamente al presente, soprattutto l'intrepida eroina, che tra strade tortuose e creature strambe riuscirà forse a trovare un briciolo di felicità, riscoprendo la parte più profonda e autentica di sé.
Perché dopo mille delusioni, difficoltà, paure, la felicità è proprio lì a portata di mano.
Un romanzo che mi ha ricordato in alcuni aspetti Il petalo cremisi e il bianco, in altri La forma dell'acqua, che tuttavia segue una strada tutta sua tra luci e ombre.
Siete pronti a tuffarvi tra le onde? Le figlie del mare vi stanno aspettando con il loro canto seducente e misterioso.
***
"Tu getterai la sorte insieme a lui, avrete in comune un solo peccato. E non ci vuole nulla perché un minuscolo veliero vada a schiantarsi contro gli scogli. Non ci vuole nulla perché un carico si inabissi nel buio a cinque braccia di profondità (...)
Da qualche parte la marea sta girando. In quel punto da cui non si vede terra, dove da orizzonte a orizzonte non si stende che acqua mutevole scintillante traditrice, un'onda inarca la schiena e si rovescia con un sospiro, e invia il suo sussurro salino all'orecchio di Mr Hancock.
Questo è un viaggio speciale, dice il sussurro, una strana voce dentro il suo cuore.
Cambierà tutto."
"Cosa vedi?
La vedo, sì.
E allora?
Quando ero piccola, sussurra, abitavo vicino al mare. Nei giorni di tempesta arrivavo fino al frangiflutti ai limiti del porto e restavo lì a guardarlo. Rimanevo immobile, come ora, e passavo ore così. Fuori il vento soffia più forte, scende sibilando dalla collina smuovendo l'erba con le sue dita invisibili, e si infila nella grotta. Lei si sente accapponare la pelle sulle braccia.
Era così agitato, dice, così forte e terribile. Mi faceva così paura che ogni tanto avevo solo voglia di saltarci dentro.
Mentre l'orizzonte è scosso dalla prima striscia di luce dell'alba, lui annuisce. Sì. La vedi davvero."



lunedì 30 marzo 2020

La signora Dalloway

La signora Dalloway, Virginia Woolf
"Più non temere la vampa del sole
Né del furioso inverno le tempeste."
La signora Dalloway mi ha folgorato, un libro di rara, lacerante bellezza, scritto divinamente, letto con colpevole ritardo ma sentito intimamente, in ogni fibra del mio essere.
Ricco di splendide descrizioni, pensieri intensi, riflessioni sulla vita e sulla morte, sull'amore e sull'amicizia, sul tempo che passa, sul tempo che si dilata, fondendo il passato e il presente in un battito d'ali di farfalla, un tempo impalpabile come un ricordo lontano, evocato da un oggetto, da un suono, scandito dai rintocchi solenni del Big Ben.
Il romanzo si svolge nell'arco di una sola giornata, una calda giornata di giugno del 1923.
Clarissa Dalloway esce di casa al mattino per comprare personalmente i fiori per la festa che si svolgerà la sera a casa sua, una festa per i membri dell'alta società inglese, uomini importanti, lord, politici, forse il primo ministro.
Ha 52 anni, un portamento fiero, una bellezza che il tempo non ha ancora scalfito.
La seguiamo per le vie di Londra mentre il presente fluisce nel passato, come un fiume che scorre placido e impetuoso, persa nei ricordi della sua spensierata e felice giovinezza a Bourton, nella casa paterna.
Peter Walsh che l'amava follemente e che lei ha respinto, così diverso da lei, Peter che la osserva con occhio critico, forse la trova ridicola, la perfetta padrona di casa, Peter che non ha mai dimenticato e a cui pensa ogni giorno.
Peter intollerabile, impossibile, adorabile per passeggiare in una calda mattina d'estate come quella.
Peter che proprio quel giorno è tornato dal suo lungo soggiorno in India, con il suo coltellino, le sue idee stravaganti, sempre innamorato, Peter e le sue donne frivole, insulse, Peter così diverso dall'affidabile e solido Richard, membro del parlamento, un uomo pragmatico, un uomo rispettabile, appartenente all'alta borghesia inglese, suo marito.
E poi Sally Seton, l'amica selvaggia, libera, audace, che fumava sigari, che lei amava con il furore dei suoi vent'anni, un fiore e un bacio sulle labbra, una vita fa.
Eccola a Bond Street mentre sceglie con cura i fiori per la sua festa, piselli odorosi, iris, garofani, rose, un effluvio di dolci petali profumati, e poi quel rumore assordante.
Il suo sguardo incrocia distrattamente Septimus Warren Smith che passeggia nel parco con la moglie.
Un giovane uomo dagli occhi scuri, l'alter ego di Virginia, perso nelle sue deliranti visioni, traumatizzato dalla guerra, dalla morte del suo migliore amico, Septimus che non sente più niente e questo lo atterrisce, lo annienta, perseguitato da incubi e voci, che parla da solo e a volte contempla la bellezza che è ovunque nella natura. Uccelli che cantano in greco, rose sulle pareti, Evans che mormora dietro un paravento la sua stanca verità.
E poi Rezia, la bella, infelice moglie italiana, innamorata di quell'uomo inglese, serio e taciturno, per cui ha abbandonato tutto e che ora non capisce, che si comporta in modo strano e la spaventa, eppure un tempo ridevano insieme, leggeri, felici, smarriti, lì vicino al mare.
Clarissa torna a casa, deve prepararsi per la festa, ricucire strappi e ferite, ed ecco l'inaspettata visita di Peter, il passato che ritorna con il suo carico di struggente desiderio e nostalgia.
Attraverso un ininterrotto flusso di coscienza seguiamo i pensieri di Clarissa, la signora Dalloway e di tutti i personaggi che le ruotano intorno, la vecchia amica Sally, Peter, la figlia Elizabeth "un giglio sull'orlo di uno stagno", la povera signorina Kilman con il suo impermeabile, che incarna quello che la stessa Virginia odiava, e infine la festa un trionfo di luci, voci, chiasso.
Clarissa splendida e altera nel suo abito verde da sirena, Clarissa la snob, che incanta con la sola presenza, che illumina la stanza, un raggio di sole, che semplicemente c'è, è lì, Clarissa che ama la vita, ogni singolo istante ed è atterrita dalla morte, dall'annientamento.
Quella morte che irrompe improvvisamente nel bel mezzo della festa, una morte che è come un dolce abbraccio, una sfida pericolosa, Clarissa avverte una forte empatia con lo sventurato Septimius, in lui riconosce se stessa.
Il poeta, il reduce, annientato dal suo passato, dai suoi incubi sceglie la morte, perché non riesce a provare più nulla, Clarissa sceglie la vita, amandone ogni singolo istante, il cielo notturno, Londra, Bourton, una terrazza illuminata dalla luna, una vecchia signora solitaria che ti guarda nel buio, sentire ogni attimo perché "l'unica cosa che vale la pena di dire è ciò che si sente," mentre il tempo danza veloce scandito dai rintocchi del Big Ben, le ore fuggono via e i cerchi di piombo si dissolvono nell'aria.
Sentire tutto sempre, questa vita fugace, atrocemente bella, che scivola via, che invano cerchiamo di trattenere, scrivendo sui muri della nostra cella, vita che si perde nel passato e rivive nella memoria.
Vita, oscura attrazione per la morte, tempo e memoria.
Solitudine, malinconica nostalgia, follia e amore, fiori, una terrazza e la luna. È tutto qui.
Godere di ogni singolo istante e poi la morte che affiora sul più bello.
Un fiume di pensieri e ricordi che corre veloce e la notte che incombe.
La folle danza delle ore, che tinge il presente dei colori del passato. Echi lontani, vecchi fantasmi.
In questo romanzo indimenticabile Virginia Woolf dipana temi a lei cari, una scrittura introspettiva, intensa, onirica, immensa.
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" Si sentiva molto giovane, e nello stesso tempo indicibilmente vecchia. Affondava come una lama nelle cose, e tuttavia ne restava fuori, a osservare. Aveva la perpetua sensazione, anche mentre guardava i taxi, di essere altrove, altrove, in mare aperto e sola; la sensazione che fosse molto, molto pericoloso vivere anche un giorno soltanto."
"Aveva la bizzarra sensazione di essere invisibile, non vista, non conosciuta; ormai non c'erano più né matrimonio né figli, ma solo questa stupefacente e piuttosto solenne processione insieme a tutti gli altri, su per Bond Street, questo essere la signora Dalloway, neppure più Clarissa, solo la moglie di Richard Dalloway.
È tutto, disse, guardando la vetrina della pescheria. È tutto, ripetè."
"Il mondo aveva sollevato la frusta, dove si sarebbe abbattuta?"
"Entrava in una stanza, restava lì, come spesso le aveva visto fare, in piedi sulla soglia con un sacco di gente intorno. Ma era di Clarissa che si serbava il ricordo. Non che facesse colpo, non era bella, non c'era in lei nulla di originale, non diceva mai nulla di particolarmente intelligente, però c'era, era lì."
"In ogni caso, il susseguirsi dei giorni... mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, svegliarsi la mattina, guardare il cielo, passeggiare nel parco, incontrare Hugh Whitbread, poi inaspettatamente compare Peter, poi quelle rose, era più che abbastanza. E dopo, com'era incredibile la morte! che tutto debba finire, e nessuno al mondo avrebbe mai capito quanto lei avesse amato tutto ciò, ogni singolo istante..."
"Cosa si sa realmente delle persone, anche di quelle con cui viviamo ogni giorno?
Non siamo tutti prigionieri? Aveva letto uno splendido dramma su un uomo che scriveva sui muri della sua cella, e si era resa conto che la vita era esattamente quello scrivere sui muri."
"Cos'è questo terrore? Cos'è quest'estasi? pensò tra sé. Cos'è che mi riempie di straordinaria emozione?
È Clarissa, disse.
Perché lei era lì."