martedì 25 settembre 2018

Che cosa ti aspetti da me?

Che cosa ti aspetti da me? Lorenzo Licalzi

Tommaso Perez ha ottant'anni, vive in una casa di riposo, è un uomo solo, malato, stanco, cinico, scostante e disilluso. In un'altra vita che ormai non gli appartiene più è stato un professore di fisica, uno studioso brillante e appassionato, un marito innamorato e un padre affettuoso.
La sua vita è stata segnata da lutti, perdite e sofferenze. E ora dopo che la malattia lo ha privato anche dell'autonomia si trova confinato in un letto tra quattro mura, con altri pazienti anziani che a stento tollera. Prima osservava il cielo sconfinato, ora una crepa sul soffitto in attesa che le infermiere si prendano cura di lui. La prima parte del libro racconta la sua vita monotona nella casa di riposo, tra cinismo feroce e ironia. Nella seconda parte qualcosa inizia cambiare, il professor Perez scoprirà che la vita può sorprendere inspiegabilmente e che l'unica forza che davvero può salvarci è l'Amore, oltre ogni logica e razionalità.
La scrittura è semplice, limpida, scorrevole, un libro che si legge rapidamente che dovrebbe far sorridere, riflettere e commuovere. Uso il condizionale perché a me questo libro non è piaciuto, si è rivelato una delusione enorme. Mi è sembrato che lo scrittore volesse "vincere facile" mettendo in piedi la storiella strappalacrime del vecchietto scontroso, solo e abbandonato che riscopre magicamente l'amore e la voglia di vivere, anzi sopravvivere. Pensieri banali, riflessioni lette e rilette in tutte le salse, da uno scrittore psicologo mi aspettavo qualcosa in più, ad esempio un minimo di profondità e originalità di scrittura. Nulla a che vedere con altri libri che hanno affrontato tematiche simili, ad esempio "In viaggio contromano" di Zadoorian, lì la vecchiaia viene messa a nudo impietosamente con ironia, leggerezza, intensità o la storia di Alfred e Enid ne "Le correzioni" di Franzen con quel finale intenso e terribile, l'unico finale che mi ha fatto piangere.
Mi aspettavo di provare qualcosa di simile e invece non ho trovato nulla di tutto questo, mi è sembrato un libro "un po' paraculo" fatto apposta per accattivarsi le simpatie del lettore, per commuoverlo con una salsa melensa trita e ritrita. Mi sembrava di leggere cose già lette cento volte, che avrebbero dovuto emozionarmi e illuminarmi e invece no.
Il nome del protagonista è un chiaro riferimento a un personaggio del libro "Lo Straniero" di Camus e l'unica frase insolita e un po' diversa rispetto al resto della scrittura appartiene anche quella a Camus.
Libro melenso, banale e deludente.
Che cosa mi aspetto da te? Frammenti di emozioni autentiche e un minimo di originalità di scrittura, non storielle moraleggianti acchiappa lettori.


"E' destino di tutti arrivare al dunque, salire il gradino della bilancia ed essere pesati. In quei momenti non ci sono trucchi, ci si pesa nudi."

"Io credo che la grandezza degli uomini si misuri con la grandezza dei loro sogni e con la loro capacità di realizzarli, ma ci sono sogni così grandi che fanno grande un uomo solo per essere riuscito a pensarli e per aver provato a realizzarli."

 

martedì 18 settembre 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo

Eleanor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman

"Ero viva. Ero sola. Non c'era essere vivente in tutto l'universo che fosse più solo di me. O più terribile."

Ho letto questo libro in due giorni, complice una giornata di pioggia autunnale, sapevo che in qualche modo avrebbe parlato di me, che tra me e Eleanor avrei trovato notevoli affinità e così è stato. Un racconto avvincente, una scrittura tersa, incisiva, introspettiva, descrittiva che cattura e commuove, che fa sorridere e riflettere, che in qualche modo tocca nervi scoperti.
Solitudine, traumi terribili vissuti nell'infanzia che riaffiorano dal passato avvelenando il presente, resilienza, queste le tematiche affrontate con leggerezza, ironia, autenticità.
Durante la lettura ho sentito la protagonista a me affine, al punto da pensare "Eleanor Oliphant sono io." Non mi riferisco al suo vissuto tragico, un puzzle scomposto e confuso che si comporrà piano piano incollandoti alle pagine, ma a tutto il resto. Alcune cose che lei pensa-fa le ho fatte-pensate anche io varie volte, la sua ironia brillante e pungente, quel dire sempre quello che le passa per la testa senza nessun filtro, il suo essere buffa e stramba, l'innamoramento folle e ingenuo per un perfetto sconosciuto, le attente ricerche sui social (lol), quei sogni a occhi aperti, gli sguardi addosso, le risatine alle spalle, il sentirsi diversa, fuori luogo, esclusa, tagliata fuori da tutto quello che conta davvero, quella diffidenza verso il mondo là fuori che fa paura, la sua estrema fragilità, quei pensieri contorti e un po' assurdi. Quella feroce solitudine che si annida dentro e annienta, quella tremenda solitudine, il linguaggio preciso e forbito, quel commuoversi sincero di fronte a gesti d'affetto spontanei che sono del tutto normali per gli altri ma per te no, una stretta di mano, un abbraccio, un tè caldo condiviso, quel disperato bisogno di amore e calore umano che a lei mancano da sempre, quella difficoltà estrema nell'aprirsi al mondo e agli altri, il provare a uscire dal guscio vincendo le proprie paure.
Eleanor è una giovane donna, un lavoro in ufficio tra fatture e contabilità, una pianta Polly con cui chiacchierare di tanto in tanto quando hai bisogno di ascoltare la tua voce per sentirti viva e non impazzire del tutto, unica amica e fedele compagna del weekend la vodka per annegare il dolore. Ha delle brutte cicatrici sul volto e nel cuore. È diffidente, spaventata, sola, infelice, danneggiata. Eleanor è una sopravvissuta, ma anche una fenice che risorge dalle sue ceneri.
Questo libro racconta la solitudine quella vera, il silenzio costante che scava voragini, quell'essere sempre sola con te stessa e i tuoi pensieri distorti, implacabili e a un certo punto scoprire che non ti basti più, il tutto che credevi di possedere diventa magicamente nulla, un enorme e insensato buco nero che inghiotte tutto, i brutti giorni, il dover fare i conti con un passato doloroso e difficile, ma anche la spontaneità e l'affetto sincero di persone semplici e schiette incrociate per caso lungo il cammino che possono aiutarti ad abbattere quel muro impenetrabile di solitudine, amata e odiata. Come sia possibile malgrado tutto far entrare un po' di luce in quell'unica, minuscola parte di cuore che non si arrende, non è bruciata e vuole tenacemente rifiorire. Potrei parlare di Raymond con le sue assurde magliette e le scarpe da tennis, l'andatura strampalata, i capelli rossicci scomposti o di Sammy, un simpatico e tenero vecchietto. È grazie a loro che la luce inizia a penetrare nel buio fitto, che il calore a poco a poco dissolve il gelo bucando quel muro di terribile solitudine.
Dovremmo avere tutti un Raymond nei nostri giorni bui. Eleanor Oliphant non sta benissimo, è incasinata, irrisolta, confusa, ferita ma non annientata, è coraggiosa, intelligente, emotivamente fragile, tenace, è una sopravvissuta che vuole provare a vivere davvero ed essere felice, è stanca di trascinarsi dentro giorni spenti e opachi. Sa che qualcosa deve cambiare, parte dall'esterno, dalle piccole cose perché si parte sempre da lì, un nuovo taglio di capelli per essere splendente, un look diverso, curato e attento ma non basta, bisogna scavare all'interno, in quel groviglio intricato e doloroso che è la propria storia. Il libro racconta questo difficile percorso verso il cambiamento e la piena consapevolezza di sé, consapevolezza di quello che è accaduto davvero, il riuscire ad accettare tutto l'orrore e a perdonarsi, continuando a vivere malgrado tutto per poter stare finalmente bene benissimo.


"...Quanto più una persona diventa solitaria, tanto meno diventa capace di navigare le correnti sociali. La solitudine le cresce attorno, come muffa o pelo, un profilattico che inibisce i contatti, a prescindere dall'intensità con cui li desideriamo. La solitudine è accrescitiva, si estende e si perpetua. Una volta che vi si è conficcata, non è per nulla facile da rimuovere".
(La città solitaria, Olivia Lang)

"Eccomi qui: Eleanor Oliphant. Capelli lunghi, lisci, castano chiaro, che mi scendono giù fino alla vita, pelle chiara, il volto un palinsesto di fuoco. Un naso troppo piccolo e occhi troppo grandi. Orecchie: niente di eccezionale. Altezza più o meno nella media, peso approssimativamente nella media. Aspiro alla medietà…. Sono stata al centro di fin troppa attenzione in vita mia. Ignoratemi, passate oltre, non c’è nulla da vedere qui."

"Quest'anno nessuno è stato a casa mia, a parte qualche venditore professionale di servizi, ma di mia spontanea volontà non ho invitato alcun essere umano a varcare la soglia, tranne che per leggere i contatori. Pensate che sia impossibile? E invece è vero. Io esisto, no? A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione. Ci sono giorni in cui i miei legami con la terra mi sembrano così labili che i fili che mi tengono fissata al pianeta sono sottili come una ragnatela, come zucchero filato. Una violenta folata di vento potrebbe staccarmi del tutto, sollevandomi e facendomi volare via, come un seme di tarassaco."

"Aprii il libro a caso, come si prende un biglietto a una pesca di beneficenza. Si squadernò su una scena cardinale, quella in cui Jane incontra il signor Rochester per la prima volta, spaventando il suo cavallo nei boschi e facendolo cadere. C'è anche Pilot, il bel segugio dagli occhi espressivi. Non ci sono mai abbastanza cani in un libro.
Jane Eyre. Una ragazza strana, difficile da amare. Una bambina sola e solitaria. E' costretta ad affrontare tanto dolore in così giovane età: i postumi della morte, l'assenza dell'amore. Alla fine è il signor Rochester a scottarsi. So qual è la sensazione. Lo so perfettamente.Tutto sembra peggiorare nelle ore più buie della notte (...) Nella semioscurità, nell'oscurità piena, ricordo, ricordo. Sveglia tra le ombre, il battito del cuore di due coniglietti, il respiro come un coltello. Ricordo, ricordo... chiusi gli occhi. In realtà le palpebre sono solo due tendine di pelle. Gli occhi sono sempre "accesi", guardano sempre, e quando li chiudi vedi la pelle sottile e venata dell'interno della palpebra invece di fissare il mondo esterno. Non è un pensiero consolante. In effetti, se ci pensassi abbastanza a lungo, probabilmente vorrei strapparmi gli occhi per smettere di guardare, per smettere di vedere tutto il tempo. Le cose che ho visto non possono essere non viste. Le cose che ho fatto non possono essere disfatte.
Pensa a qualcosa di bello... Consiglio trito e ritrito, ma qualche volta efficace. Così pensai a Pilot, il cane."

"Sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. So che ci sono. Spero che resti un po' di tessuto integro, una chiazza attraverso la quale l'amore possa penetrare e defluire. Lo spero."

"Alla gente non piacciono questi fatti, ma non so che cosa farci. Se qualcuno ti chiede come stai, si aspetta che tu risponda BENE. Non devi dire che la sera prima ti sei addormentata piangendo perché erano due giorni di fila che non parlavi con un'altra persona. Devi dire: BENE."

"Non ero in grado di risolvere l'enigma di me stessa."

"Ecco che cosa provavo: il peso caldo delle sue mani su di me; la sincerità del suo sorriso; il calore delicato di qualcosa che si apriva, nello stesso modo in cui i fiori si schiudono la mattina alla vista del sole. Sapevo che cosa stava accadendo. Era la parte priva di cicatrici del mio cuore. Era abbastanza estesa da lasciare entrare un po’ di affetto. C’era ancora un minuscolo spazio libero".


 

mercoledì 23 maggio 2018

Il danno

Il danno, Josephine Hart
"Ho subito un danno. Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere."
Lui medico stimato, politico affermato, una carriera promettente, una moglie bionda, bella ed elegante, due figli intelligenti dal futuro radioso, Martyn e Sally, una famiglia serena e invidiabile. Un uomo che apparentemente ha tutto, ma che in realtà non ha mai vissuto, ha recitato alla perfezione il ruolo che tutti si aspettavano da lui, ha indossato una maschera per cinquant' anni, la sua vita apparentemente perfetta è vuota, priva di passioni.
Lei è una giovane donna, trentatré anni, giornalista, una donna dai capelli neri corti e il volto pallido che sorride poco, una donna dal passato doloroso che l'ha segnata lasciandole nell'anima una cicatrice indelebile. Anna Barton è un enigma, un mistero, puro istinto, passione sfrenata e proibita.
Basta uno sguardo tra i due e riconoscersi è un attimo, una scarica elettrica fulminea, la sensazione di aver incontrato una persona della stessa specie e di essere finalmente a casa. Si appartengono.
Anna fa vacillare le precarie certezze dell'uomo, strappa via la sua maschera effimera, rivelandogli il suo vero io. Soltanto dopo l'incontro con Anna lui inizierà a vivere davvero. Tra i due nasce una storia d'amore, ossessione, dipendenza, sottomissione, sogno delirante, qualcosa che consuma il corpo e l'anima, a nulla valgono il buon senso e la razionalità. Una passione distruttiva e oscura che travolgerà tutto il resto. Anna Barton è una persona danneggiata e pericolosa, che sa di poter sopravvivere a tutto e non ha pietà.
Capitoli brevi, frasi frammentate come respiri spezzati, dialoghi rapidi e incisivi, ambienti borghesi confortevoli e decorosi che contrastano con la passione irrefrenabile che travolge e sommerge i due protagonisti, che morde, lacera, tormenta, brucia. Anna diventa ossessione folle, unica ragione di vita, un fuoco che divampa e lascia dietro di sé rovine e cenere, una lunga notte di lacrime e solitudine. È un quadro dove la purezza del bianco si mescola con il rosso del sangue e della passione, abbagliando e oscurando tutto il resto. È gioia sfrenata e dolore lacerante, tormento ed estasi, ritorno a casa e addio, eterno esilio, padrona e schiava, folle nostalgia, puro desiderio, colei che crea e implacabilmente distrugge.
È tutto. Sempre.
 
"Una strana calma m'invase. Mandai un sospiro, profondo, come se a un tratto avessi cambiato pelle. Mi sentivo vecchio e soddisfatto. L'impressione di aver incontrato qualcuno che conoscevo mi era passata attraverso il corpo come una scossa elettrica.
Per un attimo, un attimo solo, avevo incontrato uno come me, un altro della mia specie. Ci eravamo riconosciuti. Ero grato di quell'incontro, ma non volevo pensarci più.
Mi ero sentito a casa mia. Per un attimo, ma più a lungo della maggior parte della gente. Era sufficiente, sufficiente per la mia vita.
Naturalmente, non era sufficiente. Ma in quelle prime ore ero soltanto grato che si fosse presentato quel momento. Ero come un viaggiatore sperduto in un paese straniero che ode a un tratto non soltanto la sua lingua natia, ma il dialetto che parlava da bambino. Non si chiede se la voce è quella di un nemico o di un amico, si precipita solo verso il suono che gli ricorda la sua casa. La mia anima si era gettata su Anna Barton. E io credevo che in una questione così privata tra me stesso e Dio mi sarebbe stato possibile lasciarla correre avanti, senza timore di danni al cuore o alla mente, al corpo o alla mia vita.
È in questo sostanziale malinteso che inciampano molte esistenze. Nell'idea completamente sbagliata che tutto sia sotto controllo. Che si possa scegliere di andare o stare, senza soffrire. Dopo tutto, avevo solo perso la mia anima privatamente, a un party, dove gli altri non potevano vedere."
 
"Quella che ho non è una relazione, no, non è una relazione. È qualcosa che mi consuma, anima e corpo."

 

 


venerdì 27 aprile 2018

Stramonio

Stramonio, Ugo Riccarelli
"I Cieli non sono umani e la vita sopra di te e sotto di te neppure."
Dal davanzale di una finestra lassù in alto un giovane uomo racconta la sua storia a due ignari piccioni. Parte dall'inizio narrando con semplicità e chiarezza la sua vita ingenua e priva di clamore, vissuta in punta di piedi, fatta di cose semplici, l'amore per i libri, preziosi amici silenziosi e per lo scrittore cecoslovacco Hrabal, gli affetti più intimi e autentici. Dall'esame di maturità in una calda giornata di luglio fino all'ingresso nella vita adulta segnata da abbandoni e delusioni, che ti sprofondano in un acquario dove la voce del mondo arriva attutita. La prima ragazza che gli fa battere il cuore, uno zio malinconico che non lo abbandona nei momenti bui, le incertezze e le paure di chi si affaccia timidamente alla vita. Paolino uno scricciolo di un metro e quaranta decide di non arrendersi e non perdere il sorriso, vuole diventare un uomo lavorando sodo e ascoltando la voce del mondo. Accetta un lavoro rifiutato da tutti, quello dello spazzino e lì conoscerà i suoi colleghi e amici, tutti con soprannomi buffi, Notte, Elvis, Nanna, l'amore Nova, il suo capo e maestro il signor Lupo, un uomo forte e robusto, un burbero dal cuore puro con un forte senso della giustizia, deciso a combattere contro il marciume che sporca e distrugge non soltanto le strade cittadine ma anche il cuore della città. Sotto la sua guida attenta Stramonio, questo il suo nuovo nome da adulto, imparerà i segreti del mestiere ma anche a riconoscere la sporcizia nascosta negli ambienti più insospettabili, che con il suo tanfo danneggia e minaccia l'esistenza stessa dell'uomo. Una guerra contro i mulini a vento che i due protagonisti combatteranno con coraggio e senza paura. 
Stramonio una pianta velenosa dagli effetti allucinogeni ma anche terapeutici, una pianta cresciuta sulle rovine e nei crepacci, ma anche un giovane uomo idealista e puro, che ama i libri e la poesia e vuole ripulire il mondo dalla sporcizia che lo inquina, che non è soltanto nei cassonetti dei rifiuti o sulle strade ma è soprattutto nel cuore dell'uomo e si chiama prepotenza, pregiudizio, violenza, strapotere, corruzione. Dal sottosuolo abitato dai topi fino ai piani alti del potere, corrotti e marci che dietro l'apparente pulizia nascondono il loro insopportabile fetore.
Un libro scritto con ironia e leggerezza, che offre numerosi spunti di riflessione, a suo modo tenero e commovente, che oscilla tra utopia e disincanto.
Come si può sopravvivere all'immondizia che ci circonda, al vuoto che ci portiamo dentro, ai rifiuti che ci lasciamo dietro e rischiano di soffocarci? Provando a inseguire i nostri desideri almeno una volta, con l'amore per i libri e per la poesia, per chi ci fa battere il cuore e colma il nostro vuoto con la sua risata e presenza, con la voglia e il coraggio di combattere anche le battaglie più ardue e disperate, senza arrendersi alla disillusione, al potere corrotto e alla violenza, mantenendo uno sguardo limpido sul mondo e riuscire finalmente a sentire l'odore dell'uomo che "non sarà una gran bella cosa ma è l'odore nostro, senza scusanti e senza trucchi, senza aggiunte e conservanti", fatto di sudore, fatica, lacrime, desideri, sogni infranti, sofferenza e speranza.
 
"Quando arrivai davanti al signor Lupo vidi che teneva tra le dita una piantina, con le foglie appuntite e i fiorellini bianchi. Vedi disse questo è lo stramonio. Cresce vicino ai ruderi e ai rifiuti, perché è la pianta dell’abbandono. Può essere un buon medicinale, ma anche un tremendo veleno, e io mi abbassai per vedere meglio. Sembra innocua e gentile, ma quello che ha dentro può scatenare una burrasca. Poi si levò diritto e, una volta in piedi, mi mise la mano sulla testa e lasciò andare la sua risata. 
Matto di uno Stramonio, mi disse, ecco il tuo nome da uomo".
" E fu qui che il signor Lupo si arrabbiò davvero perché ricominciò a menare colpi sulla manopola come un matto e mentre il cassonetto andava su e giù, gemeva e dondolava, lui prese ad urlare ancora più forte: Ma una speranza, porco di un mondo cane, la posso avere almeno una speranza? Persino il tuo Hrabal dice che si vive per questo, persino il tuo Hrabal cecoslovacco parla di volontà, di anelito e di speranza e io voglio e spero e bramo di vedere almeno uno dei responsabili della sporcizia schifosa del mondo finirci dentro, uno solo, porca miseria ladra zozza, e urlando abbassava e alzava la leva della macchina in continuazione. Persino il tuo Hrabal lo dice: "Vogliate e sperate," mentre per i colpi il cassonetto era ormai mezzo scivolato dalla presa e, incastrato tra la ganascia e lo sportello, strideva e sbatteva penosamente, e allora finché non vedrò un general manager, finché non vedrò un industriale globale, o un ministro della rivoluzione, o un direttore di palinsesti, o anche soltanto uno dei papaveri che si stanno mangiando i soldi di quel torracchione di inceneritore, almeno fino allora io mi dichiarerò insoddisfatto. Ora ti è chiaro il concetto?"
"Non te la prendere troppo, mi diceva abbordando le curve, il cammino dell'uomo è lungo e pieno di difficoltà, e ogni sconfitta è un passo verso la conoscenza, mio caro, e intanto accelerava e frenava rasentando i muri delle case. E' tutta brava gente, tutte brave persone pronte a lottare per difendere i loro ottanta metri calpestabili di mutuo concordato, diceva indicando i palazzi, tutte decise a scendere in piazza per ottenere la perfetta ricezione dei programmi televisivi, per impedire l'avanzata dello straniero predatore di lavori a ore, assolutamente convinte a conquistare un metro di parcheggio per la loro auto catalitica, e disposte a tutto pur di mantenere pulita la città da qualsiasi tipo di fetenzia, a patto che siano altri a farlo e lontano dai loro occhi e dai loro nasi, diceva il signor Lupo mentre la sua risata si alzava a coprire il fracasso dello scooter. "
"Allora, come si usa alla fine del pezzo di tempo che noi, in questa parte di mondo, chiamiamo anno, io voglio augurarmi che il vostro futuro sia bello, felice, tranquillo e anche ricco, ma non per le cose che riuscirete ad avere grazie ai vostri sudati stipendi, non per quello che butterete dopo aver mangiato e bevuto, ma perché il Pozzo alle Catene esploda e cessi quel fumo, perché il torracchione scompaia e ci lasci finalmente vedere l'orizzonte, con la città in fondo, con le case piene di gente, con le albe e i tramonti come si comanda e allora tutti quanti voi, anche tu Stramonio stai tranquillo, seduti sul muretto al Belvedere possiate avere le mani libere dagli imballaggi e finalmente sentire l'odore dell'uomo, che non sarà una gran bella cosa però è l'odore nostro. Senza scusanti e senza trucchi, senza aggiunte e conservanti. Questo auguro a tutti voi. Buon tempo a tutti..."

 

 

 



giovedì 5 aprile 2018

Un incantevole aprile

Un incantevole aprile, Elizabeth von Arnim
Se per Eliot aprile era "il più crudele dei mesi" con i lillà generati dalla morta terra, per Elizabeth von Arnim aprile è puro incanto, una magia, un balsamo miracoloso per il corpo e per l'anima in grado di guarire dalla solitudine, dall'insoddisfazione, dal disamore, un tripudio vivace di fiori profumati, paesaggi da sogno a picco sul mare, cieli limpidi e amore.
Nella Londra cupa e piovosa degli anni venti, la timida Mrs Wilkins, occhi grigi, lentiggini, abituata a passare inosservata nel suo aspetto dimesso e quasi insignificante, rimane folgorata da un annuncio letto sulla prima pagina del Times. Un annuncio "per gli amanti del glicine e del sole" che offre la possibilità di affittare per il mese di aprile un castello medievale in Italia. Una follia ben al di sopra delle sue modeste possibilità economiche, ma anche un sogno a occhi aperti, un'occasione irripetibile, una vacanza per staccare dalla tetra routine quotidiana recuperando le energie e stando finalmente in pace con se stessa. Decide di lanciarsi in questa folle avventura seguendo l'istinto e coinvolgendo anche altre tre signore con le quali dividerà le spese del soggiorno in Italia. Innanzitutto Mrs Arbuthnot che frequenta il suo stesso club e proprio quella mattina ha letto quell'annuncio. Una donna malinconica e infelice, votata interamente ai poveri e ai suoi doveri religiosi, una donna sola che non si sente amata, delusa dalla propria vita sentimentale e dal lavoro "immorale" del marito, uno scrittore di biografie dissolute delle celebri amanti di personaggi storici. E poi Mrs Fisher anziana vedova rigida e altera, legata al suo glorioso passato ricco di aneddoti e incontri con personaggi importanti, che rappresenta l'austero spirito vittoriano e decide di partire per trascorrere del tempo in beata solitudine a ricordare. E infine Lady Caroline donna bellissima e affascinante, desiderosa di fuggire dal clamore mondano e dai suoi innumerevoli spasimanti, sembra infatti che nessuno sia immune al suo fascino e alla sua voce soave.
Il soggiorno nel meraviglioso castello immerso nella natura e nel profumo inebriante dei fiori avrà effetti benefici sulla quattro donne, che poco a poco vivendo in serena armonia rifioriranno, riscoprendo il valore dell'amicizia e dell'amore. In questo luogo incantato tutto sembra essere possibile. Lotty Wilkins subirà una vera e propria metamorfosi, trasformando la propria timidezza e impulsività in una travolgente vitalità, esercitando un effetto benefico sulle compagne di viaggio e persino sul burbero marito, dedito esclusivamente al lavoro. E che dire della malinconica Rose Arbuthnot? Abbandonata la sua ferrea austerità riscoprirà quei piaceri che si era ostinatamente negata, aprendosi all'amore e al desiderio, smettendo di giudicare severamente le scelte e i comportamenti altrui. L'effetto benefico coinvolgerà anche Mrs Fisher, che poco a poco sotto la dura corazza lascerà trasparire il suo lato più tenero e umano e la stessa Lady Caroline che desiderosa di stare sola con se stessa e i propri pensieri, lontana dai corteggiatori invadenti attratti esclusivamente dal suo aspetto fisico, sarà pervasa suo malgrado dalla magia del luogo.
Un libro ricco di splendide e accurate descrizioni paesaggistiche che ti fanno vedere e respirare il blu intenso del mare e il profumo inebriante dei fiori, iris, acacie , violaciocche. Non manca l'introspezione psicologica dei personaggi, descritti nella loro sorprendente evoluzione. Un libro rilassante e scorrevole, pervaso da brillante ironia e leggerezza, una scrittura curata e attenta, una carezza lieve. A fine lettura è impossibile non sentirsi catturati da questo posto magico sulla riviera ligure e dal desiderio di sole, caldo tepore sulla pelle, primavera che sboccia risvegliando i sensi, da quel tripudio di fiori colorati e dall'amore che si respira nell'aria. Sì in quel castello magico la natura in fiore è davvero incantevole.
 
"Essere trasportate all'improvviso in quel luogo dove l'aria era così ferma da trattenere il suo stesso respiro, la luce così dorata che l'oggetto più ordinario risultava trasfigurato; essere trasportate in quel tepore delicato, in quella fragranza carezzevole, e avere come scenario l'antico castello grigio e, in lontananza, le colline chiare e serene dei paesaggi del Perugino, era un contrasto sorprendente. Persino Lady Caroline, abituata da sempre alla bellezza, che era stata ovunque e aveva visto ogni cosa, fu sorpresa da tanto splendore. Quell'anno, la primavera fu particolarmente incantevole, e se il tempo era bello, aprile era il mese migliore a San Salvatore. Maggio scottava e inaridiva, marzo era irrequieto, e poteva essere freddo e rigido nel suo splendore, ma aprile arrivava dolce, come una benedizione, e quando il tempo era favorevole, era così bello che diventava impossibile non sentirsi diversi, non sentirsi emozionati e commossi."

 

lunedì 26 marzo 2018

In viaggio contromano

In viaggio contromano, Michael Zadoorian
"Solo se smetti di pensarci, se ti dimentichi di guardare, il tramonto arriva."
Ella e John. Sessant'anni di vita insieme, due figli adulti, nipoti ormai grandi.
Lei, una mente lucida e brillante e un corpo affaticato dalla malattia, lui con enormi problemi di memoria alterna giornate buone ad altre decisamente no, "due vecchiardi strapenati, una con più problemi sanitari di una nazione del Terzo mondo, l'altro così demente da non sapere nemmeno che giorno è", ma che insieme "formano una persona intera."
Di punto in bianco contro il parere dei medici e in barba alle minacce dei figli preoccupati decidono di partire per una vacanza, perché ne hanno bisogno dopo anni duri e difficili, meta finale del viaggio Disneyland California attraverso la mitica Route 66. Viaggiano per puro divertimento a bordo del loro storico camper, un Leisure Seeker pieno di adesivi, lungo strade assolate e polverose con il vento in faccia. A ottant'anni suonati pieni di acciacchi e malanni fuggono via da tutto e iniziano la loro fantastica avventura on the road fatta di paesaggi mozzafiato, cieli limpidi e stellati, rocce aspre, hamburger e cocktail alcolici, magiche pillole blu anti malessere, litigate buffe e improvvise dettate da nervosismo e stanchezza. Provate voi a non arrabbiarvi se un guidatore distratto, che a volte non ricorda nemmeno il vostro nome, vi dimentica in un parcheggio e se siete infuriate ancora peggio, visto che spesso non sa neppure perché state discutendo e vi guarda serafico, ignaro di tutto. Nonostante la confusione e i vuoti di memoria John è un pilota provetto, grazie anche ai preziosi suggerimenti di Ella, copilota attenta. Dal Michigan alla California, lungo autostrade veloci a più corsie per poi tornare sulla tranquilla terra rosa della Route 66. Durante questo strampalato viaggio non mancheranno imprevisti e avventure, perfino un incontro ravvicinato con i ladri, ma nulla scoraggerà i due adorabili protagonisti. Nelle aree di sosta o nei campeggi le vecchie diapositive di famiglia proiettate su un lenzuolo bianco riporteranno alla luce ricordi di un passato ormai lontano, le vacanze con i figli piccoli, gli amici storici e saranno condivise con gli altri campeggiatori curiosi.
Leggendo questo libro non ho potuto fare a meno di pensare a un altro viaggio sospeso fuori dal tempo lungo l'autostrada Parigi-Marsiglia, quello dell'orsetta e del lupo, Julio Cortàzar e Carol Dunlop (Gli autonauti della cosmostrada), anche loro segnati dalla malattia ma con tanta voglia di vivere intensamente e amarsi malgrado tutto, oppure a Enid e Alfred nella loro tragicomica crociera (Le correzioni) alle prese con i disturbi tipici dell'età che avanza e la perdita di memoria che cancella i ricordi come una spugna sulla lavagna.
Un viaggio contromano, controcorrente, buffo, tenero, folle, malinconico. Una scrittura che corre via veloce come i chilometri macinati dai due bizzarri protagonisti, una scrittura che tocca varie corde dell'animo umano, tingendosi di malinconica nostalgia o improvvisa sofferenza, restando sempre sui binari della leggerezza senza scadere mai nel patetico.
Un viaggio che è un inno all'amore, quello di una vita, quello vero, che resiste agli assalti del tempo, alla pelle screpolata, ai capelli radi, al corpo e alla mente che invecchiano impietosamente cedendo poco a poco e alla libertà, quella di due persone che vogliono stare insieme per sempre, a qualunque costo. John nei suoi momenti di scarsa lucidità chiede smarrito a Ella "siamo a casa?" E non importa dove si trovino esattamente, se in qualche posto sperduto d'America o in mezzo al nulla, la loro casa è dove è l'altro, la loro forza è stare insieme come hanno fatto per tutta la vita, una vita tranquilla dove i giorni sono volati via rapidamente, senza clamore. Non c'è vecchiaia, non c'è malattia, che possa cancellare questo amore, che dà forza, che è tutto quello che conta davvero. Questo libro non fa sconti, non omette alcun dettaglio scomodo o spiacevole, continui a pensarci anche quando hai finito di leggerlo, senti ancora la voce forte e decisa di Ella che racconta e riannoda i fili della memoria, una vita condivisa fatta di gioie e dolori, lavoro, vacanze, risate, preoccupazioni, corse in autostrada, piccole cose semplici che in realtà sono grandi, sempre insieme pilota e copilota, viaggiando contromano verso l'orizzonte.
Senza paura, vai così.

"Lo so che niente dura, ma anche quando ti rendi conto che qualcosa sta per finire, puoi sempre voltarti indietro e prendertene ancora un po' senza che nessuno se ne accorga."
 
"John smette di masticare. Posa l'hamburger, si pulisce la bocca con il tovagliolo, mi mette una mano sulla coscia. "Ciao, amore" mi dice, completamente dimentico di quel che è successo nel frattempo.
Sa chi sono. Sa che sono la donna che ama, che ha sempre amato. Non c'è malattia, non c'è persona che te lo possa togliere, questo."

 

 


martedì 13 marzo 2018

Ti ho dato un bacio mentre dormivi

Ti ho dato un bacio mentre dormivi (Pacifico)
 
 Ci sono luoghi dove il tempo si ferma, dove gli anni si sovrappongono intrecciano confondono, luoghi che custodiscono oggetti polverosi e preziosi, fiumi di ricordi.
Luoghi che raccontano la nostra storia, dei momenti allegri e spensierati e di quelli dolorosi e difficili, che racchiudono tutto quello che eravamo, siamo e saremo. Un magazzino in disuso, una vecchia soffitta, un garage disordinato dove da anni si fanno compagnia libri, dischi, biciclette, vecchi giocattoli, album di foto, oggetti strampalati e variegati di cui non possiamo a fare a meno. Nel suo romanzo d'esordio il cantautore Pacifico ci parla di questi luoghi sospesi fuori dal tempo che racchiudono una parte di noi, forse la più importante.
Agostino Sella ha 29 anni, vive a Milano, in una serata di pioggia rimane vittima di una brutale aggressione, un pestaggio violento e inspiegabile che gli lascerà ferite nel corpo e un buco enorme nella memoria che diventa un sacco nero dove precipitano tutti i ricordi gettati via, mescolati alla rinfusa. Spaventato e confuso dopo l'incidente torna a vivere nel magazzino dietro la vecchia tipografia di famiglia, circondato da oggetti disparati e bigliettini scritti a mano proverà a recuperare la memoria e i ricordi perduti. Il ritmo narrativo è frammentato e rapido, corre via veloce, improvvisi lampi di luce, ricordi che riaffiorano dal buio e illuminano per un istante il presente. Questo libro non è soltanto un percorso nel tentativo di recuperare la memoria, ma è anche la storia di una famiglia. La storia di Anna che balla a piedi nudi, volata via troppo in fretta, quella di Andrea arrabbiato e incapace di gestire il suo dolore, che prova a ingannare il tempo e a rallentarne la folle corsa, quella di Agostino malinconico e mite con la sua rabbia che "non arriva nei pugni" e due nonni fortissimi, Elena sarcastica e ironica, Luigi un uomo abituato a combattere e a non arrendersi. Un magazzino che con i suoi strambi oggetti racconta al giovane protagonista antiche storie di vita felice, un ombrellone estivo, vecchie fotografie, un sorriso sfocato, la prima vacanza, i baci frettolosi nell'androne o quelli rubati nel sonno, le tenerezze nascoste dei grandi. Ben presto però il magazzino diventa anche un luogo di ritrovo per gli abitanti del condominio, personaggi strambi e segnati dalla vita, che fanno visita ad Agostino e nel tentativo di fargli recuperare la memoria finiscono per raccontare la loro stessa vita, trasformandolo in una sorta di confessore psicologo. E poco a poco la nebbia inizia a diradarsi, è tempo per Agostino di fare i conti con il suo passato e provare a rimettere insieme i pezzi di ciò che resta di quella cosa complicata, fragile e bellissima che è al tempo stesso culla, nido, riparo, allegria, solitudine, memoria, incomprensione, gioia e disperazione, quel groviglio complicato di amore e rabbia che si chiama famiglia.
 
"Piove.
Si allunga la pioggia, miliardi di morbide funi calate dal cielo.
Magari pioverà per giorni, scenderanno centimetri e centimetri d'acqua e ogni cantina, ogni seminterrato si allagherà. E tutto quello che è stato conservato, tutti gli oggetti marciranno, si gonfieranno e scorticheranno. O perderanno peso in acqua, e cominceranno a sfilare per le vie della città, una lunga caotica processione di quadri e lampadari a goccia, sdraio e retini da pesca, sci e racchette, casse di fumetti, rimanenze di piastrelle e secchi di vernice, ventilatori da tavolo e vecchie bambole nude e con le cuciture dei capelli a vista.
Non c'è bisogno di tenere. E nemmeno ci sarebbe bisogno di ricordare. Tutto ciò che hai avuto fin' ora lo mostrerai anche solo ridendo, o ponendo una domanda con cortesia.
Rimane tutto addosso.
In pochi istanti incancellabili sta tutta la tua vita.
Un riflesso da una finestra in un pomeriggio estivo.
Una lama in mano a tuo padre mentre taglia la frutta.
La magrezza tesa del tuo migliore amico, un attimo prima di vincere la paura e gettarsi da uno scoglio.
Tua madre di spalle, che fuma alla finestra.
Miniature, sintesi.
E la tua vita che ne lambisce migliaia di altre, un inarrestabile effetto domino che si avvia ogni giorno quando apri la porta.
Prima ancora, quando apri gli occhi, quando senti l'acqua che scende dal rubinetto del vicino.
Ma noi due, io e te. Soldatini in questa distesa di soldatini, in marcia a miliardi sul plastico, abbiamo questa cosa: la nostra missione.
Questa cosa che inizia milioni di anni prima di noi, più forte di un'amicizia, più dolorosa di un'amicizia. Una cosa che portiamo avanti, io e te.
Senza sapere bene come si fa."
Colonna sonora: le storie che non conosci, Samuele Bersani, Pacifico feat. Francesco Guccini.
 

https://www.youtube.com/watch?v=sPso_dSrcqY